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VILLA PANCRAZIO - LA PORTA DI LUCE

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VILLA PANCRAZIO


L’UOM O NELLA NOTTE…..

In un’ora indefinita, dove la mia mente era prelevata assieme al cuore, andavo camminando lungo sterpi che crescevano in un’antica costruzione; un uomo apparso lì in un istante, m’illustra cosa c’è al di fuori di questa vecchia recinzione. Sempre l’uomo mi indica con la mano ciò che devo vedere al di là della staccionata: mi guardo attorno, siamo in aperta campagna e vi è molta tranquillità, una pace inverosimile. Mi sporgo con il capo oltre la staccionata stando attento a non toccare una vecchia rete metallica spinata. Guardo con attenzione ciò che mi sta di fronte: è un luogo incantevole, dove l’antico predomina; uno sfondo sublime si presenta ai miei occhi, che esprime una delicatezza dove l’immaginazione rapisce la mente. L’uomo con tanta pazienza e saggezza, mi fa osservare al centro del grande spazio, sito all’interno di questa recinzione, una strana cosa: una costruzione che sembrava la composizione tra un tronco e le fondamenta di una casa, aveva una forma ondeggiante che partiva larga per terminare stretta, potrei dire che aveva la forma di una fiamma. Dietro ad essa lo sfondo offriva nella sua profondità un effetto penetrante, dando l’impressione che si entri in un altro mondo.
Certo che la strana costruzione, e la recinzione, erano vecchissime, ma combinavano tra loro.  L’uomo mi afferma che qui, molti anni fa esisteva una bellissima villa dal nome "PANCRAZIO", e su essa una storia bellissima che il tempo non ha cancellato. Guardavo sbigottito l’uomo domandandomi chi fosse, il mio sguardo era fisso su di lui, in quel mentre egli si fa vedere come egli è veramente "un angelo"; alzò il braccio destro, e con la bocca emise una nota, il DO e con questa si aprì davanti a me un varco celeste, dove vidi la villa alle origini e chi vi aveva abitato.

DESCRIZIONE:

Ai bordi dei tetti merli costruiti con grande maestria, essi si combinavano con le cinque torri che circondavano la villa. I tetti erano due, fatti a cupola con riflessi che rispecchiavano la grande volta che si allargava sopra ad essi, le mura cadevano a strapiombo ma in modo così armonioso che non si capiva come i mattoni erano stati messi uno sopra l’altro, in più non si capiva di che materiale erano, vista la grande luce che vi era attorno. Le finestre incastonate a mò di diamanti, con balconate create in opera dai migliori maestri; intorno alla villa tanto verde in un parco immenso con al centro una gran fontana, che era congiunta alla villa da un delicato stradello piastrellato di porfido. A guardare dall’alto, sembrava che insieme, formassero un orologio a pendolo.
Fiori meravigliosi adornavano il parco, ma la cosa che mi colpiva più di tutto era lo sfondo dietro la villa: di un azzurro cristallino, quasi fosforescente che esprimeva una pace in cui si aveva l’impressione che tutto fosse musica. L’angelo mi fece osservare l’entrata della villa: una scala così ampia, che dieci persone prendendosi per mano potrebbero salirla, con a lato due muretti di legno intarsiato, e vasi bellissimi di piante rampicanti che creano un gioco attorno ai muretti. La porta d’entrata grande tanto quanto la scala di accesso, si componeva da una bellissima vetrata lavorata a mano., dove vi è un gioco di figure che avvolgevano ogni tipo d’arte lavorativa.
L’angelo con un gesto aprì la porta e qui si vedono sale immense dove, c’era tutto, ma ciò che voglio descrivere è ben altro. Le sale silenziose erano adornate con immensa ricchezza e preparate con delicata maestria, nel curare tutto ciò che vi era collocato. Ai piani superiori si accedeva ad una scala centrale con gradini marmorei quasi trasparenti, assomigliante al cristallo, sul corridoio si aprivano tante porte con a lato due grossi vasi di magnolie. Per accedere alle porte, si passava su di un tappeto raffigurante la nascita e la morte dell’uomo; nella ringhiera di fronte c’erano tanti piccoli lampioncini che emettevano una tenue luce. L’angelo, sempre con la mano destra, fece un altro cenno, con una tenda chiuse questa visione, aprendone un’altra: gli abitanti di Villa Pancrazio. Tutto si evidenziava in un’immensa luce che però non comprometteva la vista; si riusciva a vedere perfettamente, tutto. Delle persone uscivano come dal nulla, da quella luce, vestiti con abiti stile 500. Una dama, tenuta per mano dallo sposo in gran tenuta, sicuramente un nobile, aveva affianco due bambini, un maschio ed una femmina, entrambi di una bellezza inverosimile che sorridevano, nel porgermi un piccolo saluto con le loro manine. I genitori nel guardarmi mi fecero un inchino; io mi sentivo a disagio, guardavo il mio amico angelo e lui mi sorrideva invitandomi a continuare a guardare. Oramai ero rapito da questa visione che il sogno mi offriva: mi rimisi ad osservare sempre più stupito e meravigliato: la coppia con figli, discesero la grande scala e (cosa strana), ogni qual volta toccavano il gradino nel discendere esso emetteva una delicata luce verdognola assieme ad un breve canto. Al termine della scala, essi vennero invitati dalla servitù ad andare verso una grande sala: qui c’era un tavolo circolare e nel mezzo un foro da dove fuoriusciva un albero, che si portava verso il soffitto per andare a terminare vicino alla cupola centrale, completamente d’oro zecchino. Vicino all’albero vi era un leggio, su cui vi era appoggiato un vecchio libro; l’angelo mi fece notare cosa vi era scritto in testa alla prima pagina: "La Vita". Tutto ciò che vi è scritto, fa parte di quest’albero.
Guardando la grande chioma frondosa dell’albero scorsi una luce che, sospesa; ne illuminava l’interno, i miei occhi non credevano a ciò che vedevano: Un feto che si congiunge con una luce diventando un corpo unico, e qui la crescita del feto fino a diventare uomo e l’uomo che diventa vecchio, muore e ritorna alla luce. La vita, ciò che Iddio ha creato, che continua nel suo ciclo, e che terminerà nella sua volontà. La dama, il nobile e i figli, erano seduti al grande tavolo consumando (nella mia incredulità) un modesto pasto, ogni loro gesto era accompagnato dalla luce, le loro mani non si vedevano essendo coperte dalla stessa luce, sottoforma di piccole sfere che illuminavano i loro visi. Il pasto (per quello che potevo vedere), era composto da una crema di legumi, patate lesse, e un pane di forma ovale e sottile, di color bianco-latte. Il bere era bevanda fatta da luppolo e amarena, ma (strano a dirsi) era come il vino, solo più denso, i bicchieri erano lavorati a mano e fatti di corteccia d’albero, molto raffinati e leggeri.
La servitù non faceva altro che rimanere affianco della famiglia senza dire una parola: era composta da dieci persone un poco speciali, esseri per metà uomini e per metà luce fosforescente, questo è ciò che vedevo. L’angelo mi fece girare il capo per guardare dietro di me: vidi un interminabile mare azzurro mai visto, e all’orizzonte una luce così intensa che mi dava l’impressione che io stesso fossi all’interno di lei. Mi girai guardando ancora la villa e il suo interno, ma stranamente non vidi più nessuno, solo il grande tavolo con l’albero; sembrava che non vi fosse mai stato nessuno. Guardai stupito l’angelo, egli mi fece cenno di non esternare nulla, ma di guardare il tavolo: vidi dei piccoli piatti con dentro una mela, e vicino un tovagliolo con una scritta "La mela tradì l’uomo e la donna, ma l’albero della vita ha continuato a dare i suoi frutti, e continuerà a darne fino al termine con la morte, per poi continuare a servire Dio nella sua magnificenza". In quel momento mi fermai a leggere per dare spazio a ciò che dovevo ancora vedere.
Nell’immensa area della villa c’era una luce così forte che a guardare dava l’impressione che tutto fosse sollevato da terra. Sentivo musica, celesti melodie discendere nella luce, e cori che inneggiavano alla potenza di Dio; all’improvviso si apre la grande porta della villa, e nello stupore vidi sorgere dal mare una luce a forma di colomba che si diresse verso la villa, lasciando una scia di particelle luminose. Arrivata davanti alla porta, la colomba entrò in un’esplosione di luce e da lei uscì la famiglia in un’immensa gloria di onori. Non sapevo cosa dire, mentre l’angelo esultava con brividi di emozione celeste.

Lo Spirito Santo è entrato nel cuore di Dio…..la villa.
Nella luce Onnipotente Gesù e la Madonna …..i nobili.
I bambini ………..il Purgatorio e il Paradiso.

La vita è nata da Dio e continua imperterrita il suo cammino, in tutto questo il cuore di Dio offre i suoi frutti: dolcezza, amore, il tutto accompagnato dal suo perdono. Il male ci ha tentato facendoci morire agli occhi di Dio, ma tramite un’altra donna ci ha donato il perdono per darci tutto il suo amore. Il cuore di Dio è una grande casa dove la misericordia vive indisturbata creando figli suoi, perché un domani siedano al tavolo per consumare il cibo dell’amore in compagnia di Gesù e Maria. Non vi sarà più il Purgatorio, ma solo il Paradiso chiudendo la porta alla strana del peccato, che brucerà in eterno.

VILLA PANCRAZIO rappresenta:
Ciò che rimane nel cuore dell’uomo se persevererà in quella vita di peccato. Rovine su rovine nel suo cuore lascerà, e il luogo dove c’è la Villa Pancrazio rimarrà povertà e desolazione. Si è visto ciò che c’è oltre al cuore dell’uomo, dove egli con un poco d’impegno può trovare. Il mare sta di fronte a lui, quel mare che è la misericordia, dove lo Spirito Santo vive.


 
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