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Sascila e il mattone d’oro - LA PORTA DI LUCE

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Sascila e il mattone d’oro


Viveva tanti anni fa, una bambina di nome Sascila.
La sua casa era posta sopra un monte, e da lì dominava tutta la vallata circostante.
Sascila viveva con i genitori, la madre principessa d’origine persiana, e il padre un facoltoso mercante d’armi. Sascila, viveva immersa nel benessere, in una famiglia in cui dominava la ricchezza e nulla più, ciò nonostante lei non era felice. Cresceva sotto un regime dittatoriale, che il padre aveva e lei non riusciva più di tanto capire i suoi genitori. Lo sfarzo abbondava: feste non mancavano mai, ma soprattutto la sua casa era sempre piena di forestieri, amici di suo padre provenienti da terre lontanissime e che trafficavano mercanzie con lui. La madre era molto riservata, non si opponeva mai alle cose che succedevano in quel piccolo ma bel palazzo in cima alla montagna. Sascila osservava ogni cosa, non riteneva giusto tutto ciò ma non poteva dire nulla per non essere messa a tacere dal padre; nonostante ciò lei ai suoi genitori voleva molto bene.
Nella solitudine non aveva altro a cui pensare se non vivere di ogni avvenimento che succedeva nella casa, la grande piccola casa. Suo padre si opponeva al modo di pensare di Sascila, a sua madre non dispiaceva e, visto che sua figlia era una bella ragazza, pensava: <<Chissà…..e sposarsi>>. Per questo, dopo lunghe discussioni cercò di convincere il marito, che accettò ad una condizione: la figlia doveva apparire alle persone del paese, spogliata d’ogni cosa, per non dare nell’occhio, e perché non si pensasse che fosse figlia sua, di un ricco mercante. Sascila accettò, si vestì con un normale abito datole dalla servitù, ed, accompagnata da una giovincella, andò verso il paese, portandosi dietro pochi soldi per non destare idee strane. A lei soprattutto interessava vedere tutto quello che non aveva mai visto, o intravisto dalla finestra della sua camera.
Discese sulla strada a piedi, camminando diverse ore e finalmente arrivò alle prime case del paese e vide le prime persone; notò una cosa strana, che man mano s’inoltrava nel paese la gente la guardava. Pensò che gli sguardi fossero dovuti al fatto che la vedevano per la prima volta e proseguì il cammino. Quando arrivò vicino alla piazza del paese, un giovane fermò per un braccio la sua compagna dicendole che aveva bisogno di una mano: in paese nessuno era disposto a dargliela perché non si fidavano degli sconosciuti. Sascila e la giovane domestica si guardarono in viso, e meravigiatesi domandarono: " Come può un uomo chiedere aiuto a delle giovani donne?".
Il giovane insistette dicendo che avrebbe dato loro una lauta ricompensa, Sascila pensò che la cosa potesse essere fatta, e in più avrebbe dimostrato ai genitori che aveva già il senso del guadagno. La domestica attese una risposta dalla padroncina.   

Sascila voltandosi verso il giovane:
- " Che richiesta è la tua, e quale ricompensa offri bel giovane? Noi siamo, come ti vedi, due giovani fanciulle; come possiamo aiutarti?"
Il giovane:
- "Vedete, nel centro della piazza ho il carretto pieno di mercanzia; la ruota gli si è staccata, voi dovreste (nel momento che lo sollevo) mettere uno spessore dove prima c’era la ruota, così riuscirò a cambiare la ruota. Non è difficile, il peso lo porto io".

Sascila accettò e andò insieme alla compagna con il giovine, le riusciva anche volentieri di farlo: era un bel ragazzo. Arrivando nella piazza videro il carretto piegato su un lato; si avvicinarono e in quel momento gli occhi si posero sulla mercanzia; meravigliate videro piccole balle di fieno accatastate; non domandarono nulla aspettando il giovane. Lui rovistò in mezzo alle balle, e prese un mattone per usarlo come spessore; lo accostò alla ruota rotta dicendo alle due fanciulle di stare pronte. Ma per strano che fosse, e senza rendersene conto, si trovarono ad alzare il carretto (le parti si erano invertite), e gradualmente lo alzarono, finché il giovane mise il mattone. Le giovani lasciarono il carretto, e guardarono il giovane che aveva iniziato a cambiare la ruota, e in pochi minuti tutto si concluse. Passarono alcuni minuti, e il giovane non parlava della ricompensa, Sascila cominciava a spazientirsi visto che doveva ancora visitare il paese e il giovane stava facendole perdere tempo. La cosa più strana era che nelle loro menti non vi era ricordo dello scambio di ruolo nell’aiuto offerto. Allo scoccare delle ore dodici, dell’orologio del piccolo campanile il giovane finalmente disse alle due giovani fanciulle:
-" Ecco la ricompensa, il mattone che abbiamo messo come spessore, prendetelo è molto utile in ogni difficoltà".

Sascila e la domestica si guardarono meravigliate pensando di essere state prese in giro; in modo indispettito Sascila si rivolse al giovane, dicendogli:
- "Tu hai preso in giro due oneste ragazze, non ti fa molto onore. Devi sapere che un aiuto, se esso è tale, va ricambiato, ti sei preso gioco di noi meriteresti la morte".

Il giovane non si scompose, e offrì di nuovo la ricompensa cercando d’essere ancora più convincente.

Sascila, prese una decisione :
- "Va bene bel giovane lo prendiamo, solo perché abbiamo fretta ed anche perché è sempre un ricordo di questa bella o brutta esperienza, nella mia prima uscita da casa".

Sascila prese il mattone, lo mise in un sacchetto e salutando il giovane si allontanò con la domestica. La vista del paese fu molto interessante, a parte le persone che avevano sempre uno sguardo diffidente nei loro confronti. Verso le ore quindici, ritornarono al piccolo palazzo sulla montagna, Sascila ringraziò i genitori ma non disse nulla dell’incontro. Verso sera, prima di andare a cena, cominciò a sentirsi poco bene aveva forti capogiri. Per non allarmare i genitori disse che non sarebbe scesa dalla sua camera per mangiare, lo aveva già fatto in paese ed era sazia.
La giovane domestica (che in precedenza era uscita con lei) la raggiunse con il permesso dei genitori. Appena entrata le chiese con preoccupazione cosa era successo, sapeva della scusa.

Sascila:
- "Vedi Perlina, mia dolce amica, non mi sento bene, non so come mai e per non allarmare i genitori ho raccontato ciò".

Perlina le si accostò, e guardandola negli occhi si accorse che avevano cambiato colore, da verdi che erano si erano trasformati di un intenso colore azzurro. " Come mai?" pensò guardandola.

Sascila:
- "Ecco perché la gente del paese mi guarda stranamente, era per questo colore forte agli occhi. I miei genitori, perché non se ne sono accorti? Ma!, com’è possibile tutto ciò".

Mentre Sascila continuava a stare poco bene, a Perlina venne in mente il mattone del giovane; lo prese e glielo consegnò. Sascila se lo mise in mezzo al petto spinta da una forza interiore: in un attimo il mattone divenne caldo. Rimase stupita, ma non reagì, sentiva di aver fiducia in quel piccolo ma perfetto mattone; dopo pochi minuti tutto il malessere si alleviò all’istante e il mattone si raffreddò. Sascila e Perlina stupite, ricordarono cosa aveva detto loro il giovane, "il mattone può servire". Sascila si distese sul letto e guardando il soffitto si addormentò. Perlina prima di andare via la coprì, togliendole le scarpe e si allontanò.

Sascila nel sonno vide il giovane che le disse:
- "Hai visto, ciò che ti avevo detto è vero, tu mi hai aiutato senza pensare anche ad una lauta ricompensa. Vedi, abbi sempre fiducia del prossimo, anche se non puoi sapere chi incontri, ma sappi che un aiuto dato con il cuore è sempre ricambiato, e mai dimenticato. Nella vita avrai ancora bisogno di quel mattone, finché non capirai che solo con la volontà potrai vivere dignitosamente, solo con le tue mani oneste potrai creare tanti altri mattoni da offrire alle persone bisognose. Vedi, quel mattone può essere usato in qualsiasi modo, l’importante è il servizio nell’aiuto. Ma con il passare del tempo, potrà farti costruire la scalata ad un solo successo. "diventare onesta – buona – generosa amando gli altri. Questo mattone, è più importante dell’oro stesso; è fatto con la misericordia di chi ti ha fatto nascere "Dio". Costruisci la tua vita insieme al mattone dell’umiltà".

Sascila si svegliò comprendendo ciò che aveva ascoltato, nel suo cuore aveva sempre riservato un piccolo spazio a Dio, era l’unica cosa che le teneva compagnia dentro le quattro mura della sua casa. Pensava sempre che lassù in cielo, c’era un Creatore, e con Lui, nella sua solitudine, voleva condividere i suoi pensieri. Ecco; ora il buon Dio la ripagava della fiducia dimostratagli.

Sascila visse da vera Regina nell’umiltà, amò un bel giovane ebbe tanti figli fondando una grande comunità di assistenza, i suoi genitori morirono senza mai condividere la sua idea.
Morto suo marito, Sascila finì i suoi giorni in un solitario eremo, i suoi figli rispettarono la sua volontà andandola a trovare ogni qualvolta avevano bisogno di parlare di Dio.
  



 
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