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Polidoro e l'albero di frutto - LA PORTA DI LUCE

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Polidoro e l'albero di frutto


Viveva in una terra lontana un uomo, dal nome Polidoro, in tasca aveva tanto denaro da comprare un’intera nazione. Viveva in un territorio ricco di tutto e lui ne era il padrone: la sua famiglia era formata, oltre che dalla moglie, da due bei bambini, essi crescevano nel massimo benessere, ma vi era una cosa che mancava alla sua famiglia "la felicità ". Polidoro, per quanti soldi avesse, non riusciva a soddisfare la sua famiglia: provò con ogni ben di Dio, ma non riusciva a trovare l’armonia nella sua casa. Un bel giorno Polidoro, affacciato alla finestra del suo palazzo, vide che nel suo immenso giardino era spuntata una piccola pianticella, dotata di un verde così intenso che si differenziava dai colori di tutte le altre piante e fiori che aveva nel giardino. La piantina era cresciuta a ridosso di un rovo, e queste spine sembravano ostacolare la sua crescita; guardò e vide che le more del rovo erano belle, per cui era indeciso se togliere questa pianticella e pensò:
- "Domani dalla servitù, farò togliere la pianticella per lasciare che il rovo si allarghi e che faccia tante more".
Ma questo pensiero lo abbandonò per diverso tempo e solo dopo diversi mesi gli venne in mente la pianticella, e andò a vedere: vide il rovo sempre della stessa grandezza e la pianticella, cresciuta a dismisura, era oramai diventata albero e aveva frutti.
Andato nel giardino, Polidoro si avvicinò all’albero e al rovo; con cautela prese in mano un piccolo grappolo di more, poi si girò verso l’albero dal fusto robusto. Chiamò la moglie  e i figli e fece vedere loro ciò; la sua famiglia rimase sbigottita ma la cosa più strana era che quell’albero nessuno lo aveva piantato. Polidoro guardò il rovo: esso era bello, ma bisognava stare attenti che nell’andare a raccogliere il suo frutto ci si poteva anche pungere, e poi era anche ingombrante. L’albero al contrario era maestoso, con un’immensa chioma soprattutto la cosa più bella erano i suoi strani frutti. Polidoro guardò bene i frutti, e vide che non erano poi così strani, sembravano tali solo perché erano belli e perfetti, sembravano emanare luce. I frutti non erano altro che mele, pere, fichi, albicocche e prugne. Insistette per coglierli, ma non ci riusciva. Poiché i figli insistevano nel volerli allora pensò;
- "Se non riesco a cogliere questi frutti vorrà dire che farò togliere i rami dove sono attaccati". L’indomani avrebbe fatto ciò che riteneva più giusto. La mattina seguente mandò la servitù a raccogliere i frutti, ordinando che, nel caso non fossero stati capaci, avrebbero dovuto tagliare i rami. Poco dopo ritornò un servo dicendogli che non riuscivano né a cogliere i frutti, né a tagliare l’albero. Polidoro, stancatosi di tutto questo lasciò stare e si accontentò delle more, anche se nell’andare a raccogliere si rischiava di pungersi. La felicità nella famiglia di Polidoro, era una cosa sempre più rara, e più soldi si spendevano per la famiglia, più la felicità non si riusciva ad averla.
La moglie maltrattava il marito, e non accudiva i figli nell’educazione; i figli oramai già abbastanza grandi volevano sempre di più e minacciarono che, se non avessero avuto ciò che desideravano, sarebbero andati via.
Polidoro, quando era piccolo nella sua famiglia c’era la felicità, anche se spesso non c’erano i soldi a sufficienza, i suoi genitori si rivolgevano a Dio e, nonostante tutto, tutti vivevano bene. Polidoro cominciò a pregare, anche se era poco convinto di ciò che faceva. I giorni passarono e lui pregava, pregava e sempre di nascosto, non voleva coinvolgere la famiglia e poi in lui c’era ancora un pizzico d’orgoglio e si vergognava. Una mattina, gli venne in mente l’albero, e mettendosi alla finestra, lo guardò: l’albero era avvolto dalla luce, comprese che in lui e nei suoi frutti c’era qualcosa di strano. Pensò, visto che la moglie era assente e buona parte della servitù era intenta ad ordinare il palazzo, di andare a pregare vicino all’albero; qualcosa o qualcuno lo spingeva a farlo. Si avvicinò e cominciò a pregare: i minuti passavano e lui s’immergeva nella preghiera sempre di più; ad un tratto si sentì chiamare, guardò attentamente l’albero e la luce che lo contornava prese forme umane, rimanendo sempre luce.
Questa figura luminosa così gli parlò:
- "Polidoro, Polidoro, ora sei qui che stai pregando e chiedendo aiuto al cielo; ti sei mai chiesto perché non prima, perché non chiamare il cielo molto tempo prima come facevano i tuoi genitori? Tu finora sei stato cieco nella tua stoltezza, nella tua ricchezza, non hai guardato la tua famiglia e i tuoi figli, che, nel crescere, diventavano ancora più ciechi di te, e tua moglie, che vogliosa pretendeva, maltrattandoti. Polidoro, ora sei qui davanti al cielo, davanti all’albero che il cielo ha fatto crescere nel tuo giardino, perché tu capissi la verità della tua vita sconsiderata. I tuoi genitori, hanno intercesso per te perché tu veda. Il cielo sa che nel fondo del tuo cuore c’è ancora un briciolo di bontà. Il cielo ti dice, che quest’albero lo devi tenere con cura; lui non punge come il rovo, non dà un unico frutto, ma una varietà che può essere raccolta, solo ad una condizione: avere il cuore totalmente inondato d’amore. Solo il cielo permette il raccolto e nessuno altro".  
Il tutto svanì e Polidoro si ritrovò ancora lì a pregare; in quel mentre vide i figli e la moglie raggiungerlo, e lui in quella posizione  e in ginocchio si vergognò.
La moglie gi disse:
- "Caro marito mio, io e i nostri figli è un poco che osserviamo il tuo comportamento, e vediamo vieni sempre di più assorto da queste preghiere che reciti. La nostra curiosità è tanta, puoi farci vedere come si fa?".
Polidoro mostrò come fare, e  nel giro di breve tempo tutti e quattro si trovarono insieme e tutti insieme chiedono a Dio la felicità. Passarono diversi anni, e Polidoro con la famiglia si pose in un totale abbandono verso il cielo, privandosi nell’aiutare altre persone di molti suoi averi, finché un giorno volle andare a prendere uno dei frutti dall’albero, e incamminandosi, pensò che era stato un sogno ciò che aveva visto e sentito. Allungò la mano agguantando una mela e con meraviglia essa si staccò, ed egli provò una grande gioia. Mangiò la mela assaporandone il gusto dolce come il miele. Chiamò la moglie e i figli e li invitò a staccare il frutto per consumarlo; poi chiamò i servi e disse loro di togliere il rovo a al suo posto fece costruire una bella fontana. Al termine chiamò l’albero "il frutto del cielo" e la fontana "Luogo dove si disseta l’anima".
La felicità insieme alla sua famiglia crebbe, e ogni tipo di difetto scomparì perché il Signore aveva fatto la grazia.

IL CIELO OFFRE A DISMISURA, BASTA SAPER RICONOSCERE CIO’ CHE CI CHIEDE.


 
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