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PETESSE e il grande Libro - LA PORTA DI LUCE

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PETESSE e il grande Libro


Viveva in un arcaico mondo lontano, in un piccolo castello, un bambino capriccioso.
Voleva sempre tutto, non voleva mai che qualcuno potesse dirgli:
- "Petesse non ho più nulla da darti, le tue richieste non si possono più esaudire".
Era molto viziato, i genitori lo stavano crescendo negli allori della ricchezza.
Gli anni passano per tutti e Petesse divenne grande, al culmine della giovinezza, cominciò a riflettere su due cose:
Cosa farò quando non avrò più i miei genitori.
Riuscirò ad ottenere sempre ciò che voglio.

Questi pensieri lo assillavano durante la vita al castello, ed in mezzo ad altri nobili conobbe varie fanciulle di famiglie note che vivevano in quel territorio fertile e rigoglioso. Egli durante una festa al palazzo, in un bellissimo ballo, conobbe una di queste e cominciò un fidanzamento precoce (lui come si è detto, esigeva tutto e subito): era la bella Margherita, di nobile famiglia "Conti di Pietra Santa". Petesse voleva arrivare subito ai primi approcci ma Margherita si opponeva, lei era di famiglia molto cristiana e teneva ad una condotta impeccabile nella volontà del buon cristiano. Petesse, (era tutto fuorché religioso) andò su tutte le furie, non poteva sopportare un rifiuto e obbligò Margherita. Lei, prima di considerare tale richiesta, gli disse che prima doveva andare a casa sua e leggere un libro, che le era stato dato in eredità dai suoi antenati se lui avesse fatto ciò, solo allora lei avrebbe potuto avere un ripensamento. Petesse, pur di avere nelle sue bramosie Margherita, accettò. Partirono a cavallo, e poco prima di arrivare al suo castello Margherita gli disse che avrebbe fatto un incontro speciale, fuori dalle sue abitudini: arrivarono all’inizio del territorio e Petesse davanti ad un grande cancello, vide sopra di esso un bellissimo crocifisso dove c’era scritto:
- "Amerai il prossimo più di te stesso".
Egli non capiva questo scritto, o meglio non era abituato ad amare ma solo a desiderare tutto e ad ottenerlo, lui amava solo per la grande superbia di possedere. Margherita lo invitò ad entrare, Petesse sogghignava divertito della frase appena letta sul crocifisso, in quel legno lui poco o nulla credeva. Lungo il sentiero vide meravigliose sculture rappresentare la Via Crucis di Gesù e si rivolse a Margherita dicendo che tutto era bello, ma era buffo vedere queste statue così reclinate in un’assurda sofferenza, e non riteneva giusto che fossero lì. Margherita non replicò, e continuò ad andare avanti verso il castello. Arrivati di fronte al gran portone del castello, Margherita chiamò la guardia perché aprisse e quando fu aperto entrarono e messi giù i cavalli lei portò Petesse in una grande sala circondata da candelabri e tendaggi bianchi, pareti dalle stelle disegnate e soffitto dal colore celeste. Petesse disse a Margherita che avrebbe voluto visitare il castello, lei gli disse che l’avrebbe fatto, ma prima doveva fargli vedere un bellissimo libro che i suoi antenati gli avevano tramandato. Percorsa la sala, di fronte al lungo tavolo che vi era al suo centro c’era un antico mobile entro cui vide un grande libro con filamenti d’oro. Petesse si avvicinò e presolo con il permesso di Margherita cominciò a sfogliarlo.
Era coperto di cuoio e i fogli erano di pergamena; in testa alla prima pagina vi era una bellissima croce, ma questo non lo distrasse e Petesse cominciò a guardare con curiosità le pagine e i bellissimi disegni, ma soprattutto osservò i caratteri delle parole, erano strani: in base a come lì si guardava l’inchiostro cambiava colore. Le pagine sembravano tutte uguali, se guardavi il libro in un certo modo, e se lo guardavi con gli occhi inclinati verso il centro del foglio allora distinguevi tutto lo scritto "Perché?" si domandava Petesse, il libro era meraviglioso non aveva mai visto nulla di simile, lo voleva leggere, lo incuriosiva. Margherita intervenne dicendo che lo avrebbe letto solo se avesse avuto occhi sinceri, cuore sincero e nella verità. Petesse chiese come doveva fare per guadagnare la lettura, e lei rispose:
- "Ama il prossimo più di te stesso".
Questa frase l’aveva già letta, ed egli si rammaricò perché non sapeva come fare, non aveva mai amato, aveva solo ottenuto dagli altri, senza ricambiare. Margherita guardava il suo viso pensieroso, capendo che non si sapeva decidere; allora gli propose di cominciare da lei dimostrando che le voleva bene, visto che la doveva sposare. Lui, disse di sì, ma senza prometterle un risultato positivo: aveva tanti anni di vizi da togliersi da addosso. Guardò il libro, ma non riusciva a leggerlo, si arrese e lo ripose, si ripromise di farlo un’altra volta. Con il passare dei giorni Petesse cambiò molto velocemente, ma tanto velocemente che tutte le persone che lo conoscevano bene si meravigliarono ponendosi tante domande. Arrivò il giorno in cui comunicò ai genitori e a tutti i conoscenti che si sarebbe sposato e che avrebbe posseduto un palazzo tanto accogliente, dove tutti vi avrebbero potuto trovare riparo e anche aiuto. Tutti lo guardarono esterrefatti alzando le spalle. Arrivò il giorno del matrimonio con Margherita, per loro quel momento era una grande felicità, ma nella mente di Petesse oltre il matrimonio, c’era l’idea di leggere giornalmente il Grande Libro.
Terminò la cerimonia, i due sposi con la benedizione dei rispettivi genitori andarono nella nuova casa, o meglio palazzo, costruito in un territorio che distava gli stessi chilometri per arrivare alle residenze dei loro genitori, agevolando questi ultimi a tenerli sotto il loro sguardo. I due sposini, dopo la prima notte di matrimonio, la mattina si alzarono alle prime luci dell’alba, per andare verso una terra conosciuta solo a Margherita. Si prepararono per partire, ma prima di andare, Petesse volle leggere il libro e chiese alla sua dolce sposa se poteva farlo, solo lei poteva rispondergli.
Margherita annuì soddisfatta di com’era migliorato, e acconsentì. Egli prese il libro dal vecchio armadio secolare e lo aprì, lo guardò con attenzione per vedere se distingueva le lettere. Margherita lo distrasse da suo pensiero dicendogli che era il momento di fare il viaggio della speranza, la speranza che Petesse si convertisse completamente. Lasciarono la grande casa e presero i cavalli, due bellissimi stalloni, uno bianco e l’altro nero, un bellissimo Baio di tre anni che cavalcò Petesse. Attraversarono vasti territori, il viaggio durò cinque giorni finché arrivarono ad un’immensa spianata circondata da alberi e attraversata da un bellissimo torrente. Petesse rimase sbalordito nel vedere ciò: Margherita lo tranquillizzò dicendogli di andare dietro a lei e di stargli vicino; lui la seguì in silenzio lungo un piccolo sentiero e, dopo pochi minuti, si trovarono di fronte ad una grotta.  
Discesero da cavallo, fecero un breve tratto a piedi e superando un piccolo ponte, si trovarono davanti alla grotta lì Margherita chiamò ad alta voce ….."Cornelio". Dopo brevi istanti ecco presentarsi un uomo barbuto. La sua barba era tanto lunga che sfiorava la terra, era vestito con una bianca tunica ed aveva un piccolo mazzo di fiori nelle mani. Margherita gli chiese di aiutare suo marito, come aveva fatto con lei. Cornelio li benedisse e li invitò dentro: ed essi entrarono nella povera e umile dimora di quest’uomo. L’unico spazio che vi era, in quel vano che la grotta aveva, offriva ai due ospiti la massima accoglienza; Cornelio li fece accomodare su una piccola sedia lunga abbastanza per entrambi, di fronte a loro vi era un braciere su cui bruciavano due tronchi. Cornelio, con la corona del rosario in mano, invitò i due sposini a recitare il Padre Nostro e l’Ave Maria, poi disse a loro di parlare ma Petesse soprattutto voleva ascoltare: parlarono illustrando i problemi e specialmente Petesse chiese molte spiegazioni; alla fine Cornelio fece le sue considerazioni dicendo a lui che per convertirsi completamente doveva molto pregare e avere la massima fiducia nella croce e in Gesù. Petesse pregò Cornelio di spiegargli il perché, non riusciva a leggere il Grande Libro che Margherita possedeva; egli disse che se uno non aveva il cuore completamente per Gesù non sarebbe riuscito a leggere il libro ma esso, quando lo avrebbe letto, avrebbe ricevuto tutta la chiarezza nella sua anima. Poi il vecchio aggiunse che non gli poteva dire altro, tranne un’ultima cosa, cioè che doveva far buon uso di tutto quello che avrebbe letto.
Li benedì di nuovo affermando che la terra dove era stata fabbricata la loro casa "era benedetta da Dio". Li accompagnò all’uscita della grotta e si raccomandò ancora di pregare, tra cui la Corona del Rosario. Li lasciò salutandoli e facendosi il segno della croce rientrò, pregando per loro. Petesse e Margherita ritornarono verso casa; durante il viaggio lui pensava, pensava e disse che appena tornati la prima cosa che avrebbe fatto sarebbe stato leggere il Grande Libro. In quei giorni di viaggio che li separavano dal rientrare al castello, pregò incessantemente. Arrivarono affaticati ma soddisfatti, Petesse era ansioso di leggere il Grande Libro, prese in braccio Margherita e andò nella stanza del Grande Libro, lei aprì il cofanetto che lo conteneva e lo diede a lui, egli lo afferrò con sicurezza, guardò il crocifisso e aprì la prima pagina, le lettere apparvero totalmente distinte in caratteri cubitali: vi si leggeva:

La Saggezza di Salomone Re.

Questo libro tramandava come vivere con Dio, e per Dio: come crescere nella vita, ma soprattutto insegnava ad essere leali, amare il prossimo e a mettersi in equilibrio con la vita.

Credere solo credere in Dio e avere un unico scopo: raggiungere la perfezione dell’anima.

Petesse, capì che prima non poteva vedere perché offuscato dai vizi, la sua anima era prigioniera del male. Ora per grazia voluta dal cielo, gli era stata data l’opportunità di una vera vita. Petesse si mise a piangere, capì quanto era stato sciocco, capì la croce, capì sua moglie, avere dei figli, aiutare ogni uomo in difficoltà e soprattutto guadagnare sempre di più l’amore di Dio. Pensò a quell’uomo in quella grotta "Cornelio"; abbracciando sua moglie, lei gli fece notare che il libro era arrivato in suo possesso da un trisavolo che, volato in cielo, prima di morire l’aveva lasciato sulla sua scrivania.
Circa il luogo in cui viveva Cornelio, l’aveva suggerito in sogno la Madonna. Poi gli sposi chiusero il contenitore e Petesse si promise di leggerlo tutto sperando con tutte le forze di guadagnare il Paradiso.  


 
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