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Per essere cristiani non bisogna ”farsi" ebrei - LA PORTA DI LUCE

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Per essere cristiani non bisogna ”farsi" ebrei


Già Pietro aveva avuto un incidente, quando a Cesarea Marittima battezzo la famiglia di un pagano, Cornelio (che probabilmente era un italiano, prestando servizio nella "Coorte italica", formata da volontari della Penisola). Cornelio l’aveva invitato, e lui accettò con molta difficoltà. Gli Atti, per sottolineare l'azione di Gesù in queste spinte evangelizzatrici, dicono che l’apostolo fu persuaso da una visione. E a Gerusalemme gli "apostoli e fratelli" accettarono quel fatto compiuto, ma soltanto in via eccezionale, restando ben fermi nell’idea di fondo: <<Niente battesimo senza circoncisione, niente salvezza senza l’obbedienza completa alla Legge».
Ma ora non era più questione di un singolo pagano. Ad Antiochia ce n’erano già molti nella nuova Chiesa. Stavolta bisognava fissare un criterio valido per tutti e rispondere chiaramente all’aspro quesito: che fare della Legge? La devono osservare tutti, o soltanto alcuni, o nessuno? In pratica, si trattava di decidere tra tante fedi in Gesù e una sola. Fra tante Chiese (giudeo-cristiana, ellenistica, pagano -cristiana) e una sola. Il giudizio fu perciò deferito alla Chiesa - madre, che ne discusse nel 49-50, e quei dibattiti presero poi il nome di "Concilio di Gerusalemme”.
Alla fine si dichiarò: la salvezza è accordata a tutti, <<per mezzo della grazia del Signore Gesù>>, e non per mezzo della Legge; dunque, la Chiesa dev’essere una sola. La fede in Gesù e la "Parola del Vangelo” bastano: nessuno e più obbligato a farsi circoncidere. Tutto chiaro. Ma era difficilissimo tradurre in pratica il principio. Per quanto autorevole fosse la sentenza del Concilio, cominciarono subito le opposizioni, durissime: contro questa "novità" si schierarono bellicosamente molti giudeo-cristiani spacciandosi per difensori della tradizione, custodi di precetti immutabili. Cosi si ebbe un altro incidente, stavolta ad Antiochia, sempre con Pietro per protagonista. L’apostolo era andato a visitare quella comunità, comportandosi nello spirito del Concilio, cioè accettando tranquillamente di mangiare nelle case dei cristiani provenienti dal paganesimo. Qualcuno riferì la cosa a Gerusalemme, ed ecco piombare ad Antiochia un gruppo di arcigni"difensori della tradizione". A quel punto, Pietro s’impaurì e fece marcia indietro, troncando ogni rapporto con gli ex pagani. Ci fu allora il grande scontro fra lui e Paolo, che reagì aspramente al cedimento, rimproverando a Pietro quella condotta come contraria alla franchezza evangelica e molto pericolosa per l’unità dei credenti in Gesù. Secondo molti studiosi, fu in questo clima che venne fuori la decisione chiamata ”Decreto del Concilio di Gerusalemme”, ma in realtà posteriore ad esso, e dovuta al solo gruppo giudeo-cristiano facente capo a Giacomo. Era un’esortazione ai cristiani di origine pagana perché si astenessero da <<carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dall’impudicizia>>. Si incoraggiavano insomma gli ex pagani a capire, in materia di cibi, le tradizionali ripugnanze dei giudeo-cristiani.
Rimanere uniti: questo era il problema dei cristiani già allora. Come scrisse poi Paolo ai fratelli che erano a Corinto: <<Vi esorto, per il nome del Signore. ad essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi.



 
 
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