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Parigi - Anno Domini 1260 - LA PORTA DI LUCE

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Parigi - Anno Domini 1260


Quale silenzio serpeggia intorno a me, alla mia ormai finita vita: sento che tutto si sta chiudendo come un libro, che la penna invisibile della vita ha scritto con inchiostro nero. Ora sono io che scrivo con questa piuma intrisa che fa scorrere come fiume in piena, righe di dolore, di falsità e di verità che il mio cuore vuol lasciare ai posteri, se ne saranno interessati.
La verità è nata dall’aver conosciuto l’unico amico che un uomo può avere: Gesù Cristo, non so quanto Iddio mi ha dato di tempo, ma sento che posso mettere in questi fogli ciò che la mia vita vuol dare in parole umane e comprensibili. Odio trovare termini non capibili, per ciò cercherò di dare la forma più comprensibile ad ogni cuore che leggerà queste parole, dettate da una condizione di precaria stabilità, ma dove la lucidità è ancora vigile per fortuna.

"Da questo luogo buio dove ora mi trovo, abbandonato da tutti, il mio unico pensiero è di lasciare la verità, soprattutto. È un ricordo che la mia mente ha tenuto in serbo, e ora la offre".  

La mia vita in buona parte vissuta tra i bei palazzi di Francia in una ricchezza senza limite dove l’uomo s’inebria, e dove la mente non riesce più a ragionare, ma è presa solo da ingordigia e presunzione. Ho potuto assistere ad ogni possibile indecenza, dove il ricco non dà nulla al povero, perché lo considera una sotto specie, e non vuole assolutamente trattare con lui; ma è il povero che deve sottostare alle sue sevizie. La vita in ogni corte era fastosa all’inverosimile, il mondo fuori non era credibile, il reale viveva in queste corti.
Bisogna ammettere che tutto era ricchezza, invogliando ad avere sempre di più: era la ricerca dell’assoluta ricchezza. Era bello, ma vi era anche il lato negativo, dove l’uomo non era considerato.
L’uomo si consumava nel vizio, lasciando fuori ogni sentimento umano, diventava alla fine crudele con se stesso e con gli altri, importando solo il consumare con avidità e ciò esse dava. Ma il buon Dio bussa ai cuori dei suoi figli, e chiama: come lo fece una mattina passando davanti ad una piccola chiesa, sita in una viuzza lungo la Senna. Di lì con la carrozza passando, ebbi un flash vedendo un volto piangente e pieno di sangue che mi chiamava ad entrare nella chiesa in via Petit Biageaux. Fermai la carrozza ed entrai: sentii un tonfo al cuore, l’allegrezza d’animo era tale che non seppi più cosa fare in quel momento: ma sempre il buon Dio mi spinse verso l’altare dove intravvedevo la statua della Madonna con il Bambinello con un cero a fianco, che le illuminava il volto e parte del corpo. L’altare era sempre ricoperto da una delicata e bianca stoffa ricamata, il tabernacolo incastrato in una nicchia centrale all’altare e su di esso appoggiava una croce in staffatura d’argento. Mi inginocchiai senza sapere il perché di tutto e di ciò che poteva importarmi, io ero al di fuori, e mi sedetti guardando l’altare e la statua della Madonna; ero come in attesa, ma di chi e di che cosa? La cosa strana in quel momento era la mia pazienza nell’attendere (visto che non era nel mio carattere, ero molto irascibile e perciò avevo, poca pazienza).   
Non ero in grado di comprendere il mio stato, perché ero confuso, attendevo, pensavo a quel volto piangente e insanguinato; come potevo centrare io con tutto questo? Avevo nella testa solo la vita benestante "la mia vita". Passarono i minuti fino a diventare un’ora, guardai attorno, il silenzio solo lui era il padrone, ma ecco che qualcuno mi appoggiò una mano sulla spalla, ed io con uno scatto mi
alzai girandomi vidi ciò che la mia vita non aveva mai visto: un uomo vestito di tela di sacco, scalzo e sporco di sangue in viso, in una sofferenza mai vista, egli mi invitò (senza lasciarmi il tempo di rendermi conto) alla Santa Messa che si sarebbe celebrata di lì a pochi minuti.
Come inebetito e stupito, presi coraggio e gli dissi che non vedevo nessuno, e tanto meno il sacerdote per poter celebrare. Mi rispose che non mi dovevo preoccupare, dovevo rimanere lì per il bene mio, e aggiunse che sarebbe stato il caso di confessarmi.
Ero sempre più confuso: erano molti anni che non mi confessavo e tantomeno assistevo alla santa messa. Ma lui aggiunse che ciò non aveva importanza, ero lì e ne dovevo approfittare. Lo guardai sempre più stupito, pensando che quel volto era lo stesso di quello visto prima; non desideravo fare ciò che mi aveva consigliato perché per me la vita, era ben altro. Quell’uomo mi guardava sorridendo, ed io facevo sempre di più meno resistenza, fino al punto di accettare il suo invito a confessarmi "da chi" gli chiesi "non vedo il sacerdote". L’uomo mi si sedette vicino, mi prese le mani tra le sue, e sorridendo "Caro amico mio, il tuo cuore vuole rimanere, ma la tua mente scappare. Io sono colui che può fare tutto ciò, in questa piccola chiesa si svolgerà la Santa Messa celebrata da me, e ora farai la confessione dove metterò il tuo spirito tra le mie braccia, rilassati e confessami tutto ciò che dentro di te ha un peso nella vita, ti aiuterò a ricordare".
Ascoltando incredulo, ma nello stesso tempo felice; le sue parole mi entravano dentro il cuore, e mi lasciavano inebriato ma cosciente. Gli chiesi chi era, e come poteva fare tutto ciò da solo, anche perché non aveva il talare e non vi era nessuno.
Mi disse con voce suadente:
- " Io sono colui che della croce ha fatto il simbolo dell’uomo, la partenza e l’arrivo davanti al Padre dei cieli, e che morendo è risuscitato per il mondo e in questo ha donato la vita eterna. Sono il Figlio di Dio, il Figlio dell’uomo Gesù Cristo; ma per te, in questo momento, un amico che ti vuol salvare da una morte sicura".
Confessai: ancora cedetti alla sua volontà, e mi confessò, fu bellissimo, mi sentii svuotare completamente; era come se la vita si rigenerasse di una forza incontrollabile. Terminato mi mise ancora la mano sulla spalla lasciandomi le mani: notai guardandole che le avevo tutte rosse e profumate, le sentivo caldissime. Ci alzammo, e mi disse di guardarmi dietro, mi girai e con stupore vidi la piccola chiesa piena di persone povere, coperte da stracci. In quel momento avevo di fronte la povertà nel vero senso della parola; tutti mi sorrisero con un viso tranquillo e felice, mi girai e la sorpresa non finì: Gesù era lì sull’altare vestito alla stessa maniera (con il saio, come all’inizio), e iniziò la Santa Messa. Tutto si svolse nel silenzio più assoluto, mantenendo la S. Messa in una semplicità magnifica dove il cielo era padrone, e i poveri padroni della "ricchezza".
Gesù era meraviglioso, più lo guardavi e più capivi che dovevi cambiare la tua vita, era necessario, urgente, la verità era in Gesù. Egli, terminato mi chiese che cosa avevo provato nella Santa Comunione: gli risposi che non avevo parole, era solo amore che mi compenetrava dentro il cuore e che avevo provato una felicità che non aveva pari.
- "Fratello mio è l’amore di Dio, è il mio sacrificio per l’uomo, è per la salvezza eterna. Tu hai consumato "Me" e nel farlo, hai dato vita alla tua anima".
Mi sentii emergere sempre di più, fino al punto di abbracciarlo e dirgli……
- "Grazie fratello mio, ora so quale vera direzione prendere e cosa abbandonare".
Gesù mi prese la testa appoggiandosela sulla sua spalla, e mi benedì dicendomi che la prossima volta ci saremmo visti, in Paradiso. Il suo volto non era più sanguinante ma irradiato di luce; mi girai verso le persone ma con mia sorpresa erano non più vestiti di stracci ma di una tunica bianca, come Gesù. Cominciò a girarmi la testa, si appannò la vista e caddi a terra. Quando mi risvegliai non vi era più nessuno, la chiesa era l’unica cosa rimasta con tanto profumo attorno. Mi sentivo totalmente cambiato e pronto per affrontare la vita nuova.  Da quel momento ci fu un susseguirsi di situazioni che mi portarono ad essere escluso dalla vita ricca: dimenticato ed emarginato, fino ad arrivare alla povertà più assoluta ma felice di aver conosciuto la vera vita, la vita eterna: Gesù e tutto ciò che mi attende in Paradiso tra cui i poveri visti alla S. Messa.
Il resto della mia vita da "Clochard" dedicata ad aiutare i poveri con l’unica ricchezza che mi era rimasta dalla vecchia vita: "La cultura" il saper trovare la soluzione d’ogni caso, ed istruire gli analfabeti per dargli più conoscenza, ora sono qui, in questo piccolo scantinato di una vecchia casa diroccata, e nel silenzio attendo la chiamata per incontrare mio fratello, quell’amico che mi ha conferito la povertà, la ricchezza dell’anima……..Grazie Gesù!

La mia penna ha quasi finito l’inchiostro, anche lei è povera come me; oramai la piuma si è consumata con il tempo, dovrebbe essere gettata ma non lo faccio in questo momento, è la mia unica compagna in terra. I miei poveri amici sono in buona parte ricoverati in una casa, offerta loro da un mio vecchio amico influente dell’alta borghesia, che mi ha dimostrato l’amicizia fino in fondo. Posso morire tranquillo, pur sapendo quanti ancora ne avrebbero bisogno.
Chissà, forse riuscirò dal cielo ad aiutarli "se il mio Gesù me ne darà merito"
Chiudo questo scritto, con la speranza che qualcuno lo legga nella volontà di Dio, e leggendolo preghi per tutti i poveri della terra.
Il Paradiso ha chiuso la porta dietro di me, e davanti a me Gesù e la Madonna mi hanno invitato a camminare verso i poveri, quei poveri che mi hanno atteso.

La volontà non mi ha più posseduto,
da quando il mio cuore l’ha preso Gesù.
Amen


 
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