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Nell’anno domini 1570 - LA PORTA DI LUCE

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Nell’anno domini 1570


Cornelio fu sfregiato perché adorava e glorificava Dio; nella piazza chiunque passava vedeva il gesto che gli assalitori gli avevano procurato. Quella mattina, Cornelio si era recato nella piccola chiesa che pochi frequentavano. Uscito dalla piccola chiesa, percorse pochi metri e vide un uomo riverso a terra, dolorante e dalla bocca gli scendeva un rigagnolo di sangue. Si chinò e lo aiutò a mettersi in piedi, e nel fare questo si accorse che aveva impresso nella fronte con il fuoco, il segno della croce, "era stato marchiato", perché fosse perseguitato, dai pagani idolatri. Cornelio lo mise a sedere sul primo gradino della chiesa, e gli fece bere un po’ d’acqua dalla sua bisaccia. Egli si presentò; il malcapitato non rispose, non poteva: gli avevano anche tagliato la lingua.
Cornelio gli toccò il marchio, e pensò in quali tempi il Signore era predicato, e quanti martiri vi dovevano ancora essere nel suo nome. Prese l’uomo, e lo sollevò portandolo dentro la piccola chiesa; lo fece inginocchiare, e pure lui fece altrettanto, cominciò a pregare e ogni quel tanto medicava la sua ferita e quella dell’uomo, invocando aiuto al Signore e chiedendo perdono, per i loro carnefici. Cornelio, in quella chiesetta si mise in gran prostrazione; pregò davanti a quella croce avvolta da folta ragnatela (la chiesa era quasi abbandonata a se stessa).
Passarono dei minuti e Cornelio continuava a pregare, l’uomo accanto a lui sofferente era reclinato in avanti: verso le ore nove, Cornelio decise di offrire un sacrificio: offriva se stesso per la salvezza di tutto il paese, oramai divenuto preda del demonio. Nell’atto di conficcarsi un piccolo pugnale nel cuore, ecco sentire una Voce. Cornelio si bloccò all’istante, e reclinò su se stesso, appoggiò il viso a terra iniziando l’adorazione e in quel mentre sempre la Voce gli disse:
"Prendi la spada che ti consegno, esci, ed il primo uomo che incontri sfidalo a duello per il nome di Dio".
Cornelio non capiva tale richiesta, ma accettò, la Voce scomparve lasciando la spada sull’altare. Cornelio uscì dalla piccola chiesa e trovò un giovane che malmenava una fanciulla, gli si avvicinò e gli disse: "Uomo di poca fede, lascia andare questa fanciulla".
Il giovane si girò di scatto, e vedendo Cornelio si mise a ridere, invitandolo ad andarsene. Cornelio si fece avanti, e lo prese per un braccio tirandogli via la ragazza; il ragazzo di scatto tirò fuori la sua spada sfidandolo a duello; egli accettò, come la Voce gli aveva ordinato. Il ragazzo con una risata quasi isterica si avventò su Cornelio, ma egli pronto parò il colpo. Durante il combattimento, le due lame nel toccarsi, provocavano scintille tanto che gli stessi sfidanti ne rimanevano esterrefatti.
La gente cominciava a radunarsi tutta attorno per vedere questo duello inneggiando all’uccisione di Cornelio. Durante il duello accadde, un caso strano: ogni qualvolta le lame si toccavano, e di conseguenza provocavano scintille, ognuna di loro formava una croce che sfrecciava velocemente in cielo emanando una forte melodia. A vedere e sentire ciò i due duellanti si fermarono, la gente attorno era con lo sguardo rivolto al cielo. Dopo un attimo di distrazione i due ricominciarono a duellare, ma dopo poco sentirono una Voce e a seguito di questo, le due spade s’intrecciarono come se fossero state intrappolate dalle maglie che partivano da una strana edera.
I due sfidanti abbandonarono le spade, e si allontanarono alcuni passi.
La Voce disse:
"Fermate l’odio, fermate l’idolatria, fermate il male che è causa di tutto ciò. Abbiate pietà d’ogni vostro fratello. Io, Dio Creatore del cielo e della terra, vi dico che, se entro trenta giorni non seguirete la via del Vangelo il vostro paese sarà invaso da scorpioni e cavallette, e tutto marcirà e la salvezza avverrà solo tramite la conversione. Dunque fermatevi da questo scempio e ascoltate, mio figlio Cornelio, la sua parola è la mia parola".
La Voce sparì in un incanto, e i duellanti non ebbero più modo di proseguire: le spade erano diventate due bastoni dal legno marcio. La gente fuggì in preda al panico, e Cornelio si trovò solo, rientrò in chiesa e decise di rimanerci con l’uomo da lui soccorso. Entrato, si avvicinò a lui che era con la testa ripiegata, lo prese per il viso e lo schiaffeggiò lievemente per destarlo.
L’uomo alzò la testa e Cornelio meravigliato vide che egli non aveva più il marchio della croce. Mentre cercava di capire, l’uomo con una sottile voce disse:
"Grazie Cornelio, io mi chiamo Terziglio, un miracolo del cielo mi ha fatto ricrescere la lingua, e sparire il marchio mentre tu duellavi".
Cornelio si ricordò del suo sfregio, portò la mano al viso e anche lui non aveva più nulla. Egli lo disse a Terziglio, e decisero entrambi di attendere gli eventi in chiesa. Ogni mattina Cornelio si portava fuori della chiesa, per vedere se la gente si radunasse davanti per potergli parlare. Dopo alcuni giorni, piccoli e sporadici gruppi si presentarono: Cornelio iniziò a parlare loro ma essi non vollero entrare in chiesa. Un mattino Cornelio (come sempre), si presentò davanti alla chiesa con Terziglio e vide alcune persone camminare verso l’entrata, felice pensò: "Finalmente è iniziata la conversione". Ma non era proprio così: di quel piccolo gruppo rimase poca gente convertita, e verso la fine dei trenta giorni si trovò in chiesa con solo venti persone. Deluso, chiedendo perdono al Signore, pregò che ciò che aveva promesso, non accadesse. Allo scadere del trentesimo giorno, capì che doveva dire una cosa ai presenti in chiesa: "Figli miei, figli del Signore, andate a casa chiudetevi dentro e rimanete radunati nella famiglia dieci giorni pregando, adorando Dio, non curatevi di ciò che sentirete, non aprite né le porte né le finestre, e al termine dei dieci giorni qualcuno busserà alla porta per dirvi di aprire".
Così fu, Cornelio e Terziglio rimasero in chiesa, e le poche persone rimasero in grazia di Dio chiuse in casa. In quei dieci giorni nessuno potè vedere fuori, ma solo pregare, il dolore echeggiava all’esterno; urla d’aiuto, disperazione, e sferzate di vento che pareva portassero via il paese, sembrava finire il mondo. Questo andò avanti fino allo scadere del tempo dato da Dio: all’undicesimo giorno; rinchiusi sentirono bussare e aprirono le porte, e le finestre: quale meraviglia: il sole risplendeva, sembrava non più lo stesso, vi erano aria pulita e cielo azzurro; ma la cosa che colpiva soprattutto era il silenzio. Quei pochi si ritrovarono davanti alla chiesa, e, da sopra alla scalinata girandosi verso il paese videro, che, ad eccezione delle loro case, tutte le altre erano sparite, comprese le famiglie che vi abitavano.
Il paese aveva cambiato aspetto per volontà di Dio, il male era stato debellato nel nome di Dio Creatore. Le venti persone che appartenevano a cinque famiglie, ritornarono alle loro case dopo aver ringraziato Dio. Cornelio e Terziglio rientrarono in chiesa trovandola completamente rinnovata e con l’aggiunta di un piccolo altare dedicato alla Vergine Maria.  La gente si riprodusse nella volontà di Dio, la bontà e la carità erano le prime cose cui tenevano gli abitanti.
Cornelio diventò parroco e Terziglio cappellano.
Il paese proliferò accogliendo anche la gente da altri luoghi, chiamata qui, dove il male era stato sconfitto.

Il paese conteneva mille persone, se ne salvarono venti.
Nel nuovo giorno che Iddio diede loro, il paese negli anni futuri fu affollato da dieci mila persone, ogni anno nascevano mille bambini e dieci famiglie in grazia di Dio.


 
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