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MELL - LA PORTA DI LUCE

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MELL


Alessandria d’Egitto, anno 30 a.c.

Provenivo da terre lontane, e l’ancora gettai di fronte alla terra, alla terra d’Egitto.
Grandi viaggi affrontai visitando terre che mai nessuno ha raggiunto, sfidando pericoli e tempeste. Portavo sempre un cannocchiale per scrutare il cielo, per vedere il creato come mai occhi possano vedere. I viaggi erano di ricerca per conoscere altra gente e popoli oltre le terre conosciute, oltre le Colonne d’Ercole, dove all’uomo era impossibile viverci, luoghi misteriosi collocati verso orizzonti mai visitati da essere umano. La ricerca era alla base della vita, come astronomo e astrologo: vivevo con tutti e con nessuno, perché per me era alla base delle mie azioni "la conoscenza", la vita contemplativa e di ricerca del trascindenziale. Ho vissuto in un mondo privo di umanità; Dio tracciava la strada dei miei viaggi, delle scoperte. Con me avevo pochi uomini fidati, con loro condividevo i miei pensieri di ricercatore.
Un giorno feci una scoperta incredibile: vidi in cielo una scia lasciata da un corpo celeste; guardai attentamente con il cannocchiale, e vidi una stella cometa dirigersi verso Sud-Est. Bellissima da vedersi, mi domandai dove andasse, aveva una lunga coda, lo sguardo si soffermò su di un’altra stella vicino alla cometa, pulsava in modo intenso. Attentamente la guardai; pulsava in modo irreale, la guardai ancora più intensamente e vidi al suo interno una piccola immagine: un ramoscello di ulivo nel becco di una colomba. Stupito, non credevo ai miei occhi, e con la contentezza per ciò che avevo visto. Mantenei il segreto per molti anni, Iddio mi aveva preparato la strada. Passarono gli anni diventando vecchio, abbandonai la ricerca su mare, ma mi rimaneva di scrutare il cielo. Una notte, nel guardare con il cannocchiale intravidi la cometa per la seconda volta: passava lentamente e così potei guardarla attentamente. In quel momento capii che era nato il Figlio di Dio "Ecco la grande rivelazione, la mia rivelazione".  Pur essendo anziano, intrapresi il viaggio verso la direzione della cometa per andare ad assistere al grande evento.
Vendetti ciò che mi apparteneva e partii; man mano che mi avvicinavo alla meta, acquistavo più serenità. Attraversando questi territori, capii che la mia vita doveva terminare lì, in quella visione reale. La cometa, lei mi precedette per porsi sopra la grotta di Betlemme. Mi trovai di fronte al bambino più bello che avevo mai visto: irradiava raggi di luce e mi sentivo avvolto dalla sua bellezza. Trovandomi di fronte a lui m’inchinai e allungando la mano, gli offrii il mio cuore: sì, questo era il dono che gli portavo, il mio cuore che aveva desiderato questo momento, da quell’istante in cui trenta anni prima avevo visto per la prima volta la cometa. Gesù mi guardò compiaciuto come pure Maria e Giuseppe, alzò la manina come per benedirmi, sorridendomi.
Ripartii, durante il ritorno pensai, contemplai, pregai, ringraziando Dio. Poco prima di arrivare ad Alessandria ripensai che non avevo più nulla, perciò nessuno mi attendeva e così ai margini della città terminai la mia vita terrena in una misera tenda, ma con il cuore grande perché avevo visto Gesù.

Il tempo spazza via i giorni, ma l’amore per Gesù racchiude ciò che c’è di più buono.
Sia lodato Gesù Cristo Re.


NEL NASCONDIMENTO SI RAGGIUNGE LA "SAGGEZZA"

 
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