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LO SPOSO DI MADONNA POVERTA' - LA PORTA DI LUCE

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LO SPOSO DI MADONNA POVERTA'


LETTURA IN CUI VIENE DESCRITTO GLI ULTIMI MOMENTI DI VITA DI SAN FRANCESCO d'Assisi
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Venerdì, 2 ottobre, Francesco perdette la nozione del tempo.  

Credendo che fosse ancora giovedì si fece leggere un tratto della Passione del Signore, poi benedisse il pane e lo distribuì ai presenti in ricordo dell'ultima cena.  
Il resto della giornata e parte del giorno successivo li trascorse in un'estasi continua.  
La sera di sabato, 3 ottobre, giunse finalmente la morte.  
Il sole scompariva, in un fulgore di gloria, dietro il Monte Amiata, trasformando in una via di argento l'alveo tortuoso del Tescio. Stormivano le foglie e un senso di pace si diffondeva perla vasta pianura assorta in trepida attesa.  
Francesco intonò il salmo 141:  
- Con la mia voce gridai al Signore, con voce grande gli ho chiesto soccorso.  
Avvertiva in quel momento dentro di sé la ripresa di una lotta che da tempo aveva sperato si fosse ormai placata. Il timore della morte si riaccese all'improvviso, ed egli ne provò tutta la ripugnanza. Quel disfacimento della carne che in passato aveva desiderato e secondato, ora gli appariva qualche cosa di terrificante e sconvolgente.  
Il maligno d'altra parte metteva in atto tutte le sue risorse per indurlo alla disperazione facendogli apparire inutili le sofferenze patite, il bene fatto, i meriti acquistati, i frequenti e sensibili contatti con Dio; e con la pertinacia della sua volontà perversa insisteva per spezzare ogni resistenza.  
Francesco gemeva dolorosamente:  
- A te, Signore, io levo il grido, s'affida in te l'anima mia. lo dico: Tu sei la mia speranza, la parte mia su la terra dei vivi. Fammi salvo dai miei persecutori, che piú forti sono di me. Come improvvisamente era giunta la tentazione, così disparve.  
Lo spettacolo della morte si trasfigurò nella visione di una sorella liberatrice e beatificante, nella considerazione di dover percorrere la stessa via seguita da Cristo per salire alla gloria del Padre.  
Ed allora la pace calò nella sua anima e si senti trasportato in una regione altissima dove non arrivava il tormento delle cose terrene. Gli sembrava di camminare per un sentiero fiorito, verso una luce che si faceva sempre piú fulgida.  
Nel rantolo dell'agonia scandì le ultime parole:  
- Strappa, o Signore, dal carcere l'anima mia perch'io renda grazie al tuo nome.  
Mi aspettano i santi per la giusta retribuzione!  
In quell'istante il suo cuore cessò di battere. Dio aveva esaudito l'estrema domanda. All'improvviso un lungo frullare d'ali allietò il crepuscolo: le allodole erano scese a cantare intorno alla cella del Santo, mentre le prime stelle brinavano l'azzurro incontaminato del cielo.


 
 
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