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LIBERO E GIACINTA - LA PORTA DI LUCE

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LIBERO E GIACINTA


Correva l’anno del Signore 1520…………

In una distesa pianura che correva verso il mare si trovava un pescatore di nome Libero.
Viveva accanto a lui la moglie Giacinta, non avendo figli vivevano l’uno per l’altro.
Un bel giorno, Libero (come tutte le mattine) si preparava per andare a pescare, ma quella mattina per lui era strana, si sentiva maledettamente diverso; non riusciva a tranquillizzare il pensiero, a causa di uno strano presentimento che gli pervadeva l’anima.
Libero e Giacinta erano cristiani e con questo vivevano nella giustizia di Dio. Libero sulla sua barca aveva scritto la frase "Il Gabbiano Felice" con il quale voleva far capire che egli era solo per il cielo volando tra le onde come fa un gabbiano fra le nuvole del cielo.
Quella mattina preparandosi per partire capì che doveva avvisare la moglie che avrebbe ritardato, avrebbe fatto un lungo giro per avere una buona pesca. Partì senza curarsi se aveva preso qualcosa da mangiare e andò: preso il largo, il mare era tranquillo, nessun minimo ondeggiare "che pace" pensava Libero guardandosi attorno, vi era solo calma ma essa era strana, troppo strana. Lui. Libero, se ne intendeva; era un lupo di mare, sembrava fosse il preludio di una tempesta, ma stranamente il cielo era sgombro di nubi, era azzurro come non l’aveva mai visto. Lontano da lì, gli sembrò d’intravvedere un veliero, ma dopo pochi istanti questo sparì; pensò ad un’allucinazione e così decise di buttare la rete a maglie sottili: voleva pescare piccoli pesci (al mercato questo taglio era molto ricercato), e così buttò la rete, lasciando nel fondo il tempo necessario e poi cominciò a tirare su con tanta fatica ma felice di aver pescato molto pesce. La fatica era fin troppa, come poteva essere così pesante? "Si domandò e con tanta energia tirò: meraviglia, delle meraviglie! Con tanta sorpresa verificò che nella rete non vi era nulla!" Come mai la rete era così pesante pur non essendoci nulla! "Era ridicolo tirare su una rete con tanta fatica e accorgersi che non conteneva neppure un ben che minimo pesciolino. Libero, si adagiò distendendosi nella barca, era strabiliato e esprimendo un forte pensiero disse: "Adesso cosa porto al mercato: e poi cosa do a mia moglie?
Non riesco a ricavare neppure un soldo, oggi! Il suo pensiero era rivolto al cielo, quando improvvisamente sentì ribollire l’acqua accanto alla barca, si alzò per guardare e i suoi occhi videro una bellissima statua di San Giuseppe emergere dal fondo ma ancora più strano una voce calda e soave che gli diceva di attaccare alla barca la statua e di portarla al porto per esporla alla gente.
Libero volle sapere di chi era la voce, ed lei rispose che si chiamava: "Santa Babila", che gli consegnava la statua di San Giuseppe, per far conoscere ancora di più la grande figura carismatica di questo personaggio, che doveva essere venerato ogni venerdì.
Libero disse: "Come faccio senza pesce; portare a casa il denaro a mia moglie?".
Santa Babila gli disse di non preoccuparsi, che nulla Iddio lascia incompiuto. Fiducioso caricò la statua del santo mentre la voce si perdeva all’orizzonte; mentre si dirige verso il porto il suo pensiero era come poteva convincere le persone a venerare a San Giuseppe. Arrivò in prossimità del porto e vide alcune persone che litigavano e pensò: "Quanta cattiveria ci debba essere nell’uomo". Attraccò la barca e scaricò la statua sulla banchina; mentre si accingeva a spostare la statua, questa cambiò espressione: sembrava quasi che diventasse viva. Libero non guardò più di tanto, pensava a quello che stava facendo, e che soprattutto era senza denaro. Portò la statua nella piccola piazza del porto, mentre ancora i due uomini se le davano di santa ragione.
Libero si mise in mezza per dividerli ma non ci riuscì: ma, ad un tratto, vide la statua emanare luce verso i due contendenti e all’improvviso ecco ritornare tutto a posto: i due ritornarono buoni come agnellini ma soprattutto amici più di prima. Libero, stordito da ciò comprese che il cielo era intervenuto in questo e che per ciò lui doveva veramente operare per far conoscere meglio San Giuseppe, d’altra parte era ciò che Iddio voleva, e Santa Babila glielo aveva detto. Piantò in mezzo alla piazza la statua, e cominciando a parlare alla folla che in quel mentre si era radunata e che diventava sempre più numerosa, cominciò veramente con l’aiuto del cielo a convincere le persone a venerare il santo, anche perché i due amici ritornati tali lo aiutarono.
Libero, costruì sulle pendici del monte aldilà della pianura una chiesa dedicata a San Giuseppe. Egli da pescatore, divenne muratore, e da muratore pescatore di anime! Sua moglie lo seguì.

In quel giorno Libero ebbe il pesce e la sua rete era tanto piena che traboccava: "Il Signore non dimentica i bisognosi".


 
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