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LETTERE AI CORINTI - LA PORTA DI LUCE

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LETTERE AI CORINTI

"PRIMA LETTERA"
CAPITOLI
1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10
11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16    

    
"SECONDA LETTERA"
CAPITOLI
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11 - 12 - 13

INTRODUZIONE "LETTERE AI CORINTI"

Corinto, capitale dell’Acaia, e principale città   della Grecia, famosissima per commercio, feste, giochi, lusso e immoralità, devotissima in tutti i sensi di Venere, fu evangelizzata da San Paolo per circa 18 mesi nel 52, con abbondanti frutti specialmente tra i pagani poveri (Atti 18, 1-18). Partito Paolo per Efeso (54-55), i Corinti, istruiti da altri, specialmente da Apollo, eloquentissimo e forte nelle Scritture, si divisero in partiti, col pericolo del trionfo dei Giudaizzanti. (cioè di coloro che pretendevano di imporre la legge di Mosè, come premessa della fede cristiana) e della corruzione pagana.
Gli avvenimenti relativi alle lettere ai Corinti (due o quattro?) non sono del tutto definiti. Ecco una ricostruzione possibile dei fatti: durante la sua terza missione (53-58), Paolo scrive una prima lettera (perduta, a meno che non sia la 2 Cor. 7 6, 14-7, 1). Da Efeso, verso la Pasqua del 57,  egli scrive la nostra prima lettera. La calma ristabilita è nuovamente turbata. Paolo fa a Corinto una visita lampo e dolorosa. Promette di ritornare per restare più a lungo. Dopo la sua partenza,  nuovi intrighi. Disgustato, Paolo aggiorna i1 suo viaggio e scrive la sua << lettera nelle lacrime >>, anch’essa perduta (a meno che non sia la 2 Cor. 10-13) e manda Tito a informarsi. Nel frattempo: sommossa degli orafi ad Efeso per cui egli e costretto a fuggire. Parte per la Macedonia dove Tito lo raggiunge, portatore di buone notizie: la lettera dolorosa ha prodotto i suoi frutti. Nella gioia, rinvia Tito a Corinto, poi da Filippi scrive, verso la fine del 57, la nostra seconda lettera. Parte poi per Corinto dove, durante il suo soggiorno di tre mesi, scrive ai Romani.
La prima lettera è scritta da Efeso, come dice lo stesso Paolo, probabilmente nel 57, prima della Pentecoste.
Il corpo della lettera ha due parti. Nella prima (1-6) San Paolo rimprovera ai Corinti i partiti, le disonestà scandalose, la poca vicendevole fiducia nelle liti. Nella seconda (7-15) risponde successivamente alle cinque questioni proposte dai Corinti: matrimonio e celibato; carni immolate agli idoli; ordine nelle adunanze religiose, e decoro  nelle celebrazioni dei divini misteri; importanza, valore e uso dei doni soprannaturali; resurrezione futura.
<< Grazie a questa lettera siamo informati in modo vivo e diretto sulla vita di una comunità apostolica in un centro cittadino di prim’ordine e sulle difficoltà che l’evangelizzazione comportava. Ma l’interesse storico è di gran lunga superato da quello teologico e spirituale, poiché tutti i problemi dei vivere cristiano, da quelli di carattere squisitamente personale a quelli di ordine familiare e sociale, vengono ridotti e giudicati nella luce dell’unione personale o della comunione vi- tale con Cristo, nella quale si addita l’essenza e la misura dell’essere cristiano. Essere cristiano significa, infatti, possedere una unione spirituale con Cristo che s’instaura su questa terra e si espande e si rivela nella risurrezione » (P. Rossano).
Scritta la prima lettera, San Paolo mandò a Corinto Tito con un altro suo discepolo affinché si informassero sullo stato di quella Chiesa e gli riferissero. Intanto per il tumulto suscitato dagli orefici in Efeso (At. 19, 23), San Paolo dovette fuggire a Troade prima di aver ricevuto Tito. Impaziente di sapere qualcosa, gli andò incontro forse a Filippi. Sentendo che restavano a Corinto alcuni che l’accusavano come incostante, ambizioso e usurpatore del nome di Apostolo, egli si affrettò a indirizzare ai suoi fedeli la nostra seconda lettera, lunga apologia della sua condotta e dei suo apostolato, prima velata, poi aperta. Preceduta da un prologo, 1, 1-11, segue un’apologia velata, 1, 12 — 7, 16, cui succede una specie di digressione sulla colletta per i poveri di Gerusalemme, 8, 1 - 9, 15 ; riprende poi con un’apologia manifesta, 10, 1 - 12, 18, e conclude con un epilogo, 12, 19 — 13, 13.
Questa lettera fu scritta alla fine del 57, o nei primi mesi del 58, dalla Macedonia, forse da Filippi; fu portata a Corinto da Tito e da altri due, e doveva precedere di poco la visita di S. Paolo stesso a quella Chiesa.

RIFLESSIONE "LETTERE"

Cristo a Pigalle
o l' invenzione " della morale cristiana"

<< Pigalle >> per i Francesi (a torto o a ragione) è evocatore di una certa vita. Nell’antichità si diceva << vivere alla corinzia >>... Una città enorme (600.000 uomini, di cui 400.000 schiavi), un porto dal traffico internazionale, celebre per le sue università, i suoi giochi, il suo tempio di Afrodite dai mille hieroduli... Paolo vi è giunto una sera dell’anno 50, stanco, scoraggiato per il suo insuccesso di Atene. Egli ha lasciato i saggi dell’Agora e si offre ad Aquila come tessitore di tende. Sperduto in questa città immensa, solo, vivrà qui la sua più bella avventura. Nel mezzo di una folla di sotto-proletari dalla morale frusta, predicherà Gesù Cristo crocifisso! << In diciotto mesi di permanenza, riesce nella splendida impresa di piantare definitivamente la croce in piena città pagana: in quella specie di basso-porto marsigliese, una giovane cristianità, scossa dal vino inebriante dello Spirito, fa la forte esperienza della presenza del Cristo vivente >> (Brunot). Con questi << enfants terribles >> — non si passa senza scontro dall’oggi al domani, dalla casa alla chiesa — Paolo << inventa >> la morale cristiana: cosa vuol dire essere fedeli alle esigenze del proprio battesimo quando si é facchino o scaricatore del porto, commerciante o marinaio, schiavo o libero, sposato o celibe?... E questo che ci rende cosi interessanti — e così vicine a noi — le lettere ai Corinti. Quando scrive loro, Paolo li ha lasciati da cinque o sei anni. Dopo aver vissuto due anni con loro, e ripartito e vive attualmente a Efeso. Da lì, poiché le relazioni sono frequenti, può seguire la vita della sua comunità. Essa ne ha bisogno! Scriverà loro almeno quattro lettere. Ce ne restano due. La prima e una revisione di vita a partire da fatti concreti; i Corinti hanno approfittato del passaggio di alcuni << della casa di Cloe >> per sottoporgli alcune questioni di altissima spiritualità. Ma Paolo ha appreso peraltro che non tutto va liscio nelle riunioni della comunità, che anche alcuni cristiani non sono facilmente disposti a credere nella risurrezione dei morti. E, soprattutto, quelli della casa di Cloe non hanno saputo tacere: Paolo apprende da loro una serie di fatti che i Corinti si erano ben guardati di segnalare nella loro lettera... E da qui che Paolo comincia.


 
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