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LETTERA AI GALATI - LA PORTA DI LUCE

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LETTERA AI GALATI


CAPITOLI

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INTRODUZIONE "LETTERA AI GALATI"

Questa lettera e indirizzata non ad una Chiesa particolare, ma ad un gruppo di Chiese sparse nella Galazia, che secondo alcuni e la Galazia propriamente detta (dintorni di Ancira), secondo altri e la provincia romana di Galazia che, nel centro dell'Asia Minore, comprendeva, ai tempi di San Paolo, anche la Licaonia, la Pisidia, l'Isauria, la Panfilia, parte della Frigia e della Cilicia.
In questa provincia romana San Paolo portò il Vangelo nel suo primo e secondo viaggio missionario (Atti 13-16). I Galati accolsero il Vangelo con entusiasmo; ma poi diedero retta ai giudaizzanti. Da principio i Galati opposero ai giudaizzanti l'autorità di San Paolo; ma sentito da loro che Pietro, Giacomo e Giovanni la pensavano diversamente e che lo stesso Paolo a Gerusalemme aveva dovuto rinunziare alle sue idee, sembrava si adattassero ad unire la legge di Mosè col Cristianesimo. Sapute le pericolose mene degli avversari, San Paolo scrive per rivendicare la sua autorità e ristabilire la vera dottrina contro i seduttori giudaizzanti. Sembra che scrivesse questa lettera da Corinto, forse nel 53-54, forse nel 57. La lettera ai Galati, e principalmente dogmatica, come quella ai Romani, e difende la tesi che la giustificazione dipende dalla fede in Cristo e non dalla legge di Mose, l'osservanza della quale e superflua, sorpassata, e persino dannosa.

La lettera, oltre il prologo (1, .1-10) e l'epilogo (6, 11-18), comprende tre parti:
I.   Apologetica (1, 11 - 2, 21): San Paolo fa l'apologia del suo apostolato e dimostra che la sua dottrina e uguale a quella degli altri apostoli.
II. Dogmatica (3 - 4): espone la sua dottrina, che cioè per salvarsi è necessaria soltanto la fede in Cristo e non le opere della legge mosaica.
III. Morale (5 - 6, 10); da avvisi pratici per correggete qualche abuso e confermare nella fede. Questa lettera e una vera pittura di San Paolo: la sua vivacità, il suo ardore, il suo zelo vi palpita: c'e la sua potenza di ragionatore, insieme con il suo affetto di padre.

RIFLESSIONE "LETTERA"

Il cristiano:
un uomo libero. Libero per amare

Astérix ha popolarizzato, se pure ne aveva bisogno, la figura del Gallo forte mangiatore ma <<dotato di grande mobilità di spirito, che prende rapidamente decisioni gravi di cui deve presto pentirsi >> che << del bambino ha il carattere indomabile, il bisogno dell’impeto, il gusto delle liti,  l’assenza di giudizio, il cicaleccio continuo, l’incostanza dei desideri e l’impotenza alla disciplina », ma che ha, soprattutto, un immenso amore della libertà. Tali erano i bambinoni ai quali Paolo scrive, cugini germani dei << nostri antenati, i Galli >>.
Prima della sua venuta in mezzo la loro, nella sua seconda missione del 50-51, codesti pagani servivano gli idoli, gli dei greci che avevano adottato, ma anche gli astri e le potenze cosmiche. Paolo li ha liberati da questa servitù <<dipingendo ai loro occhi i tratti di Gesù Cristo in croce >>. Verso il 53-54, egli ripassa da loro per << fortificarli nella fede >> ( Atti 18, 23). Ed ecco che due o tre anni più tardi. da Efeso o dalla Macedonia, egli apprende che sono stati <<ostacolati e impediti di obbedire alla verità >>. << O Galati insensati!
Chi vi ha ammaliati?... ». Chi? Degli anziani giudei convertiti, alcuni di quegli pseudo - discepoli di Giacomo che abbiamo già incontrati, li hanno persuasi che per essere salvati dovevano, essi ex pagani, praticare la legge giudaica e ricevere la circoncisione, questo rito carnale per cui si entrava nel popolo giudaico.
Paolo ne è sgomento. Quei bambinoni non hanno avuto certamente molta difficoltà a piegarsi: qualche pratica di più, non può fare che del bene. L’Apostolo invece conosce bene la gravità dell’affare. (Non si e già battuto a Gerusalemme per questo?). In tal modo, essi danno l’impressione di ritenere che i1 battesimo non basta per essere salvati: sono stati battezzati, ma vogliono anche essere circoncisi. Non basta ad essi accettare gratuitamente, nella fede, la salvezza da Gesù Cristo: vogliono << fare qualcosa >>, obbedire alla legge giudaica. Per il teologo Paolo è in causa il fondamento stesso del cristianesimo: non e più soltanto Gesù Cristo che ci salva mediante la nostra fede, siamo noi che salviamo noi stessi mediante le nostre opere, con i nostri << meriti », con ciò che facciamo, con l’obbedienza alla legge. E questo ha una conseguenza pericolosa: per essere salvati, bisognerebbe ritornare schiavi della legge, mentre il Cristo ce ne ha liberati... Si comprende perché Paolo abbia reagito cosi brutalmente. La sua e una lettera battagliera, difficile perché scritta sotto l’emozione, ma appassionante perché  vi si rivela tutto l’uomo. << La più paolina delle  epistole di Paolo >> (Aigtain). Fra qualche mese; quando la calma sarà ritornata e 1’emozione placata, quando inoltre avrà avuto il tempo di   maturare gli argomenti qui accennati, egli scriverà  ai Romani un corso di teologia sulla questione.   Allora sarà più chiaro, più esauriente, ma non avrà più la stessa vivacità. Qui si tratta di far riavere dal loro smarrimento gl’insensati Galati, e Paolo si lancia a corpo morto nella zuffa.
Lo fa con tutte le sue risorse:
- Con la sua teologia. Vi si trova un certo numero di esposizioni dottrinali molto dense (troppo, per il nostro gusto!);   
- Con il sua conoscenza della Scrittura,   legge come un rabbino. Egli vuoi provare — secondo i procedimenti di spiegazione allora abituali ma sconcertanti per noi — che per essere fedeli alla legge, bisogna abbandonare la legge: Dio 1’aveva data per un certo tempo, questo tempo è passato. Se si ritorna alla legge, si è infedeli alla legge e alla Scrittura, come l’adulto che volesse, per infantilismo o per fargli piacete, ritornate sotto la ferula del pedagogo;
- Con tutto il suo cuore. Ed è senza dubbio l’argomento più solido. Appelli appassionati all’esperienza dei Galati: <<Ricordatevi ciò che il Cristo vi ha fatto divenire per mezzo del vostro battesimo ».
Gli appelli appassionati di Paolo ci colpiscono ancora profondamente. << Siete voi cristiani? Siete voi realmente ciò che siete divenuti col battesimo? >>. Certo, noi non desideriamo farci Giudei (legge e circoncisione), ma siamo sempre tentati di passare dalla fede alla legge, di credere, almeno praticamente nella vita di tutti i giorni, che siamo salvati da ciò che facciamo (ciò che Paolo chiamerebbe la << legge >>) e non unicamente da ciò che Gesù Cristo ha fatto e fa sempre in noi, mediante la nostra fede.
L’entrata in argomento è molto vivace: è la sola lettera di Paolo (con la 2“ ai Corinti) che non s’introduce con azione di grazia. Non ha il tempo  Egli grida la sua indignazione: << Voi passate a un nuovo Vangelo! Ma non ve n’è che uno: quello di Gesù Cristo ». E’il Vangelo che predica Paolo


 
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