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LETTERA A FILEMONE - LA PORTA DI LUCE

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LETTERA A FILEMONE

CAPITOLO

1


INTRODUZIONE "LETTERA A FILEMONE"

Filemone era un cristiano, ricco, di Colossi, amico di San Paolo, ed aveva come schiavo Onesimo il quale, avendo rubato al padrone, era fuggito a Roma tra i vagabondi. Convertito da San Paolo e convinto a ritornare da Filemone, Onesimo ritorna con questo biglietto di San Paolo, che è una viva pittura del cuore dell’Apostolo, così sublime nella sua brevità che ha in sé il sigillo di San Paolo, perché soltanto San Paolo poteva scrivere questo piccolo capolavoro.
Onesimo insieme a Timoteo, che portava la lettera ai Colossesi, portò questo biglietto di raccomandazione al suo padrone Filemone; e non solo fu perdonato, ma sembra anche liberato, perché tornò con Paolo a Roma, fu fatto vescovo di Berea, e morì martire. Anche Filemone morì martire, sotto Nerone, con la moglie Appia e Aristarco; ebbe quindi il premio della sua libertalità.
In questa letterina, tutta intima e affettuosa, San Paolo dopo un breve prologo (1-7) di ringraziamento e di elogio a Filemone, porta subito le ragioni persuasive per Filemone e dice chiaramente di scongiurarlo per Onesimo, chiedendone il perdono e promettendo di rendere lui stesso il denaro che lo schiavo aveva rubato (8-21). Conclude coi saluti e chiedendo a Filemone ospitalità per una prossima visita.



RIFLESSIONE "LETTERA"

                       Il cristiano non fissa lo sguardo all'immediato, ma al reale.


Nella lettera ai Colossesi, Paolo ha tracciato un vasto panorama parenetico suggerendo il rifiuto del peccato e la fraternità universale; tutta la vita quotidiana deve essere vissuta << nel Signore >>, mariti e mogli, genitori e figli, schiavi e padroni. Uno interessato ad ascoltare attentamente Paolo che detta il suo pensiero sui rapporti padroni- schiavi, è Onesimo. Fuggito dal suo padrone, Filemone, cristiano di Colossi, Onesimo ha cercato asilo presso Paolo. Egli si è convertito e Paolo, con il battesimo, << lo ha generato nelle sue catene >>. L’Apostolo ora lo rinvia al suo padrone, ma accompagnato da una parola che resta << uno dei capolavori della letteratura universale » (Benoit): il Biglietto a Filemone. Ci rivela un Paolo pieno di tenerezza e di saggezza, che potrebbe comandare ma preferisce suggerire con delicatezza. Al di là di quello che ci dice di Paolo e de suo affetto per i suoi cristiani, c’interessa la soluzione che 1’Apostolo dà di uno dei problemi più drammatici dell’ora: la schiavitù. Ci si è meravigliati che Paolo non ne abbia proclamata 1’abolizione. Non lo fa, sembra, per due 1agionii. Eg1i pensa che la Parusia e prossima; poco importa dunque lo stato sociale nel quale siamo, 1’essenziale e di essere uniti con il Cristo che viene »a salvarci. << I1 cristiano non fissa lo sguardo all’immediato, ma al reale >> (Preiss), il cristianesimo non è legato a una particolare struttura, nel quale esso raggiunge il reale, cioè 1’uomo in ciò che ha di più vero: unito al Cristo (cfr. 1 Cor. 8-10). Soprattutto, Paolo fa qualcosa di meglio che regolare un problema preciso, per grave che sia: egli ricorda i1 principio che condurrà gli uomini a risolverli tutti, e in ciò traccia alla Chiesa la sua linea di condotta:  essa non deve, in quanto tale, immischiarsi negli affari sociali o politici, ciò spetta alle organizzazioni umane (politiche, sindacali.), ma essa ha il compito di ricordare continuamente i principi che devono guidare queste organizzazioni. Il principio è il rispetto della persona dell’altro, chiunque egli sia, perché è uomo (e quindi un eguale, anche se schiavo), poiché è figlio di Dio. Sorprende anche che un biglietto che tratta di un affare strettamente personale tra Paolo e Filemone (<< un caso di tatto e di segreto professionale per eccellenza >>) cominci e termini come una epistola, associando a Filemone tutta la comunità. Insegnamento prezioso: << Nel corpo del Cristo, gli affari personali non sono più privati>> (Preiss), la vita e le reazioni personali di ciascun cristiano impegnano tutta la comunità.  



 
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