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LA VIRTU’ DELLA SPERANZA - LA PORTA DI LUCE

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LA VIRTU’ DELLA SPERANZA


Nell’ordine naturale la speranza indica due cose: una passione e un sentimento.

A vi è anche una passione soprannaturale che sorregge il cristiano in mezzo alle difficoltà dell’eterna salvezza e della perfezione. Ha per oggetto tutte le verità rivelate che si riferiscono alla vita eterna e ai mezzi di pervenirmi; fondandosi sulla potenza e sulla bontà divina, possiede incrollabile fortezza.
La speranza si può definire: una virtù teologale che ci fa desiderare Dio come nostro supremo bene, e aspettare con ferma confidenza, fondata sulla bontà e onnipotenza divina, la beatitudine eterna e i mezzi di conseguirla.

L’oggetto primo ed essenziale della nostra speranza è Dio stesso perché beatitudine nostra, è Dio eternamente posseduto nella chiara visione beatifica e nel perfetto amore. Perché, come dice Nostro Signore, la vita eterna è la conoscenza o la visione di Dio e di vita eterna è la conoscenza o la visione di Dio e di Gesù Cristo da lui inviato: ma non potendo conseguir questo oggetto senza l’aiuto della grazia, la speranza abbraccia pure tutti gli aiuti soprannaturali necessari a schivare il peccato, a vincere le tentazioni, ad acquistare le cristiane virtù, ed anche beni di ordine temporale in quanto siano utili o necessari alla nostra perfezione e all’eterna nostra salute.

La speranza contribuisce alla nostra santificazione in tre modi principali: 1° unendoci a Dio; 2° dando efficacia alle nostre preghiere; 3° costituendo un principio di feconda operosità.
Ci unisce a Dio staccandoci dai beni della terra. Noi siamo attratti dai sensibili diletti, dalle soddisfazioni dell’orgoglio e del fascino delle ricchezze, e poi dai naturali ma più puri diletti della mente e del cuore. Ora la speranza fondata su di una fede viva, ci mostra che tutti questi terreni godimenti mancano di due elementi essenziali alla felicità, la perfezione e la durata.

La speranza ci aumenta l’energie con la promessa di una ricompensa che oltrepasserà di molto i nostri sforzi. Se le persone del mondo lavorano con tanto ardore per procacciarsi periture ricchezze,  se gli atleti si condannano a così penosi esercizi d’allenamento, fanno sforzi disperati per guadagnare una corona corruttibile, quanto più non dobbiamo faticare e soffrire noi per una corona immortale?

La speranza cui fa vivere abitualmente con lo spirito nel cielo e per il cielo. Secondo la bella preghiera che la Chiesa ci fa recitare il giorno dell’Ascensione, noi con lo spirito dobbiamo già abitare nel cielo; il che vuol dire che dobbiamo operare e patire per il cielo, che lassù dobbiamo volgere il desiderio e il cuore. Ed essendo le delizie della santa comunione, un saggio della felicità del cielo, là andremo a cercare le vere consolazioni di cui il cuore ha bisogno.  

Questo pensiero ci farà chiedere spesso con fidente preghiera il dono della perseveranza finale, che è il più prezioso di tutti i doni. È vero che non possiamo meritarlo, ma possiamo ottenerlo dalla divina misericordia; al che basta del resto che ci uniamo alle preghiere onde la Chiesa ci fa chiedere la grazia di una buona morte, per esempio l’Ave Maria, che recitiamo così spesso, ove imploriamo la protezione speciale della Madonna per l’ora della morte.




 
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