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La sinagoga sconvolta dalla "notizia" di Cristo - LA PORTA DI LUCE

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La sinagoga sconvolta dalla "notizia" di Cristo


Perciò la notizia di Gesù, circolando nelle sinagoghe, faceva discutere. E anche litigare: alcuni credevano all’annuncio, altri no. Come aveva predetto, Gesù cominciava a <<portare la divisione>>. Fatalmente i fiduciosi, i credenti, tendevamo a separarsi, a starsene per conto loro, ed ecco nascere così i primi embrioni di comunità cristiane, di ”chiese”, fondate da evangelizzatori di cui spesso non si saprà mai il nome. A Roma, per esempio, Pietro e Paolo non portarono Gesù: ve lo trovarono. Era già lì, fra i primi nuclei suscitati dalla notizia, e poi rafforzati man mano che altri viaggiatori portavano novità da Gerusalemme. Gerusalemme, intanto, aveva visto i seguaci di Gesù disperdersi al momento della sua morte. Tutti spariti tranne Maria, qualche altra donna e Giovanni. Nemmeno la Risurrezione riuscì a rinfrancarli, sul momento.
Ma eccoli poi emergere dai nascondigli. Ecco rifarsi vivi gli Undici e alcuni altri seguaci. Non sono più le migliaia di un tempo negli Atti degli Apostoli: Luca parla di "centoventi persone", che tornarono a riunirsi nel cenacolo.
Pochi, insomma, ma con chiara volontà di ripresa, testimoniata dalla designazione di un successore di Giuda: tutti insie-me scelsero due candidati, fra i quali poi il sorteggio decise in favore di Mattia. Ma il vero capovolgimento di situazione si vide dopo i fatti grandiosi della Pentecoste, quando "circa tremila persone" si convertirono in massa.
Un rito preciso e visibile contrassegnava la conversione: il battesimo con acqua nel nome di Gesù.
Tremila convertiti, e qualche tempo dopo cinquemila, dicono gli Atti. Venivano tutti dal giudaismo, ma con una differenza: in parte erano "ebrei", e qui il nome indicava i nati in Palestina, chiamati poi giudeo—cristiani; e in parte “ellenisti", che significa "grecizzanti": erano ebrei nati     in territori pagani, di lingua greca.
Certi storici hanno descritto questa Chiesa dei primi tempi come   una società dell’idillio perpetuo. Ma non fu affatto così. Non poteva essere così. Si trattava di mettere insieme gruppi di differente origine culturale i giudeo—cristiani, convinti che il messaggio di Gesù riguardasse soltanto il mondo ebraico, e ostili a ogni contatto con i pagani; gli ellenisti, già abituati all'ambiente extragiudaico e più aperti al colloquio esterno; e poi anche i proseliti, cioè quelli che nel paganesimo erano addirittura nati, e avevano parenti e amici pagani. Già prima di Gesù, questi gruppi praticavano la stessa fede, ma pregando in sinagoghe separate. Era difficilissimo fonderli, e infatti le Lettere di Paolo e gli Atti degli Apostoli parlano chiaro: c’erano beghe frequenti tra un gruppo e l’a1tro, sbandamenti dottrinali, avversione per questo o quell’apostolo, senza contare poi i contrasti personali, le ipocrisie e gli scandali.
E si verificavano anche discriminazioni abbastanza grette, come quelle denunciate dagli ellenisti; <<Nel distribuire i soccorsi, si trascurano le nostre vedove!>> (la vedova, personificazione della povertà più indifesa nella società di allora, era presa a simbolo di tutti i bisognosi). Fu per mettere fine a quella storia che gli apostoli riorganizzarono l’assistenza, affidandola ai sette uomini designati della comunità e detti poi diaconi.
Dai sette venne fuori Stefano, che si scagliò contro il potere politico-religioso di Gerusalemme, arroccato nel Sinedrio: contro quelli che avevano ucciso Gesù. Costoro già tenevano d’occhio i Dodici, intervenendo con arresti e bastonature, e col divieto di predicare. Ma i sinedriti più aperti e tolleranti erano riusciti spesso a impedire che si andasse oltre.


 
 
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