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La preghiera, chiave dei tesori di Dio! - LA PORTA DI LUCE

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La preghiera, chiave dei tesori di Dio!


Se nella nostra imbarcazione, pur fragilissima, ha preso dimora Gesù di Nazareth, l'Uomo-Dio, siamo al sicuro: vento e mare, anche quando s'infuriano, obbediscono al cenno del Verbo della vita, e si fa grande bonaccia (cf. Mt 8, 23-27).
Non è Lui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e le sorgenti delle acque (cf. Gn 1, i.9-io; Ap 14, 7) ...?
S. Ambrogio afferma che il favore di Dio si strappa con la preghiera, ma non si dà per diritto di natura e aggiunge: «Impara a domandare quanto desideri conseguire; i favori celesti non vengono automaticamente a chi fa il difficile (fastidiosos viros caelestium profectus munerum non secuntur (= i progressi dei doni celesti non favoriscono gli uomini lamentosi) ».
L'olio della Provvidenza, ossia del miracolo, ha riempito tutti quei «vasi vuoti, nel numero maggiore possibile» che il profeta Eliseo aveva ordinato alla povera vedova di chiedere a prestito dai vicini di casa: (cf. 2 Re 4, 1-7).
Ne avrebbe riempito degli altri, se ci fossero stati.
Chi alla implorazione unisce saldamente l'obbedienza, vede i prodigi.
Alle nozze di Cana s'intrecciano la preghiera e l'obbedienza: Maria di Nazareth prega il Figlio a sollevare quei giovani sposi, e prega i servi a fare quanto Gesù comanderà: così le sei giare di pietra, riempite «usque ad summum (fino all'orlo) » di pura acqua, si trovarono colme di ottimo vino: (cf. Gv 2, 1-11).
Prega, a suo modo, anche colui che mostra le bisacce vuote o la delusione di una notte passata nel lavoro senza aver preso un pesciolino: obbediranno al Maestro, e sulla sua parola getteranno le reti, Simon Pietro e condiscepoli: (cf. Lc 5, 4-7).
Anche nella guarigione del cieco nato è possibile scorgere il nesso tra preghiera e obbedienza, se appena consideriamo l'interrogazione fatta dai discepoli al Maestro circa la responsabilità di quella nascita sfortunata, e se ammiriamo la docile obbedienza di quel pover'uomo: va, si lava, torna dalla piscina di Siloe... e ci vede, lui che non aveva menomamente reagito al fango col quale Gesù gli aveva spalmato gli occhi: (cf. Gv 9, 1-7).
È l'obbedienza della Fede. È la Fede dell'obbedienza. Chi prega davvero, già sta nell'obbedienza. Chi poi obbedisce con intelletto d'amore, già fa dell'azione una preghiera.
Quale simbiosi di orazione e di oblazione alla divina Volontà è racchiusa nel Salmo 118, soprattutto in queste poche parole: «Signore, alzerò le mani ai tuoi precetti che amo, mediterò le tue leggi... Ricordo il tuo nome lungo la notte e osservo la tua legge, Signore... Nel cuore della notte mi alzo a renderti lode per i tuoi giusti decreti...
Del tuo amore, Signore, è piena la terra; insegnami il tuo volere» (Sal 118, 48.55.62.64). Sono ancora di Gandhi queste righe, piene di saggezza evangelica (cf. Mt 7, 21): «Bisogna presentarsi a Dio con le mani vuote e in un atteggiamento di completo abbandono... È più importante mettere nella preghiera il proprio cuore, che mettervi parole senza cuore... Se Dio regna nei nostri cuori, e ve lo custodiamo con la preghiera, non conosceremo mai il timore, e accumuleremo un grande tesoro» (Gandhi ai giovani).
Non priviamoci di una miniera così abbondante.
San Giovanni Calabria (+ 1954) così scriveva ai suoi Religiosi, i Poveri Servi della Divina Provvidenza: «Cari fratelli, preghiamo, preghiamo! La preghiera, unita con una vita santa, ottiene miracoli. Ed ora ci vuole proprio un miracolo perché il mondo risani. Fratelli, questa è la nostra parte, parte grande, nobile, divina. Pregate e fate pregare, e a quanti avvicinate, siano grandi o piccoli, sapienti o ignoranti, dite con franchezza della necessità della preghiera» (Parole vive).
La preghiera, chiave dei tesori di Dio!
Non allontaniamoci mai da questa fonte inesauribile di Grazia.
Non lasciamo cadere mai questa portentosa «chiave» del Cuore di Dio.
Mai: come il Maestro stesso ci comanda: (cf. Lc 18, 1; 21, 36; Mt 26, 41).
Di nessun'altra attività Egli ci ha detto che dobbiamo farla continuamente «senza stancarci». Giustamente l'Apostolo fa sua questa direttiva del Signore, e ai Tessalonicesi scrive: «Pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi» (1 Ts 5,17-18).
A tempo pieno, dunque! Non ha forse pieno diritto Iddio alla nostra ininterrotta adorazione?
Certo, se siamo convinti della nostra ininterrotta dipendenza, nell'essere e nell'operare, dalla sua Provvidenza. Qualcuno si tiene pago delle sole pratiche della preghiera, come di altrettante tasse che una volta saldate, ti lasciano tranquillo, almeno per un po': queste ci vogliono, nessuno ne dubiti!; ma sono proprio queste che, una volta fatte bene, stimolano la mente e la volontà a non distaccarsi mai dal Signore, principio e fine della nostra intera esistenza (cf. Ap 22,13). Come terreno arido, senz'acqua, che attende la pioggia del cielo (cf. Sal 62, 2), notte e giorno (cf. Sal 87, 2): sempre disponibili e disposti al dialogo con Dio (cf. i Sam 19-10).
In quali e quante maniere Egli, il Signore della nostra vita (cf. Sir 23, 4; Sal 35, 10; Sal 26, 1), ci interpella...! Lui è Parola: non può non parlarci. L'iniziativa non può essere che sua.
«Ascoltate oggi la sua voce: Non indurite il cuore, come a Meriba... dove mi tentarono i vostri padri: mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere» (Sal 94, 8-9). Vegliamo e preghiamo in ogni momento, pronti a comparire davanti al Figlio dell'uomo (cf. Lc 21, 36).


 
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