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LA POVERTÀ DELL'UOMO SANTO - LA PORTA DI LUCE

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LA POVERTÀ DELL'UOMO SANTO

LA POVERTÀ DELL'UOMO SANTO

Nel ricordo del mio Signore: il mio diletto si trasforma in un dolce suono in cui le note sembrano tanti grappoli di dolce uva.
Donde il mio cuore può pensare di battere, se non nel Suo, quel battito che fa risuonare un dolce richiamo, dove la terra non può comprendere.
Amo quell'amore che ad un fiore dona la possibilità di aprirsi al primo raggio di sole. Amo la luce del primo mattino perché mi fa capire che un altro giorno il Signore mi ha dato, ed in questo cercare il suo cuore.
Amo colui che mi bastona, colui che mi condanna, colui che mi da offesa, amo colui che nel suo sguardo c’è solo il perdono.
Una sola cosa vorrei provare, vorrei ascoltare e poi toccare << colui che di me ha fatto il mezzo esclusivo in cui ogni mio pensiero non può altro che inalberarsi come una grande vela, per poi prendere il largo, sospinta dal vento di bonaccia >>.
Perché domandarsi cosa succederà domani, non diamo ascolto ad un sentimento che può rivelarsi traditore, ma aspettiamo, l’indomani dobbiamo lasciarlo al Signore. Egli come il rostro di un aratro solleva la zolla per poi seminare le sue semente, quelle semente che solo lui ha scelto; perché possano diventare piante rigogliose e poi dare frutti da gustare.
Un semplice pensiero avvolge la mia anima, quell'anima che può essere tanto fragile quanto robusta, questo dipende da quanto noi vogliamo bene al Signore. Egli misura la nostra capacità come l’otre nel contener l’acqua, bisogna dare la misura giusta perché non trabocchi e vada persa, << essa è preziosa >>, come lo è il cuore del Signore, un cuore che ha l’immensa capacità per contenere tutte le anime della terra.
Colui che si è fatto uomo desidera unire la carne all'anima,
desidera l’universalità della creazione dove nulla venga perso nel nome Suo e del Padre che è nei cieli.
Lo spirito deve risorgere con il corpo, come lo fu per il Signore.
L’umanità deve ascoltare la parola del Signore se vuole entrare nel Regno dei Cieli.
Non si può desiderare la carnalità e soffocare la spiritualità.
Cacciare via ogni bontà di chiamata in cui il Signore si fa maestro per la salvezza.
Ricordiamo Mattia (Atti degli Apostoli) cap. 1 - 3 e 6 - vi è la genuinità dell’essere.
Come un cavallo pronto a saltare gli ostacoli per arrivare al termine del percorso,
cosi l’uomo deve essere; forte ma nel contempo sicuro che il Signore lo porterà oltre,
dove non ci saranno più ostacoli ma bensì la grande vallata dove la luce copre,
quella luce che Dio emana.
Le parole sono come il raccolto << più il seme è piantato nella profondità del terreno più le radici prendono forza dando un buon raccolto >>

 
 
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