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La Forza della preghiera - LA PORTA DI LUCE

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La Forza della preghiera


Ancora [amen] dico a voi che se due si accordano [greco: symphonèin] tra loro sulla terra, per ogni cosa che chiedano avverrà a loro dal Padre mio quello nei cieli (Matteo 18,19). Il verbo greco symphonèin, "accordarsi, vibrare in fase", in ebraico è tradotto con haià lèv ‘echad (essere cuore-mente una) e in aramaico con la radice shw’ (diventare uguali).

Gesù ci svela un segreto, uno dei più belli, uno dei più grandi. Un segreto che è al centro della ricerca millenaria di tutta l’umanità che nel suo rapportarsi con Dio vuole capire e sapere che cos’è la preghiera, come si prega veramente e in che modo la preghiera unisce l’uomo a Dio e Dio all’uomo. Gesù con la sua proverbiale quanto imprevedibile semplicità ora ci svela il segreto. Ci svela che il cuore e la potenza della preghiera hanno il loro meraviglioso punto di forza davanti a Dio in quel se due si accordano tra loro sulla terra. L’accordo spirituale di chi prega è la forza della preghiera stessa. Ma cosa significa essere d’accordo nella preghiera, visto che è così importante e determinante tanto da essere l’essenza stessa della preghiera comunitaria e condizione indispensabile della risposta divina?
I vangeli traducono "si accordano", che però non corrisponde completamente alla lettera del testo greco. È una comprensibile semplificazione per una parola dal cuore così profondo e vasto che non trova facile alloggio nel catino pur pescoso della nostra lingua. Symphonèin, questo il verbo che abbiamo tradotto con "accordarsi". Questo verbo è usato nella Bibbia dodici volte.
In Genesi (14,13) traduce il rapporto di unione e di alleanza degli amici stretti di Abramo, in 1Re (12,8) lo troviamo quando Roboamo re, figlio di Salomone, trascura il parere degli anziani legati a suo padre e si rivolge invece al consiglio dei giovani che erano cresciuti con lui, amici d’infanzia, ora diventati suoi servitori. Oppure è il verbo usato per descrivere lo straordinario momento in cui tutto il popolo o l’esercito tutto insieme, come un solo corpo, come un solo essere, si accampa in un territorio col fragore del tuono. In Daniele (3,5.7.10.15) questo verbo descrive l’inimmaginabile e colossale effetto sonoro e visivo dell’unione di centinaia di migliaia di strumenti, tutti quelli allora conosciuti, che per ordine del re Nabucodonosor, si devono accordare per suonare e inneggiare alla stessa ora del giorno, da ogni angolo dell’impero, alla statua d’oro da lui fatta erigere come nuova divinità.
Symphonèin, "accordarsi", perciò non significa soltanto essere d’accordo, avere la stessa idea, pensare allo stesso modo, ma molto, molto di più, significa sintonia unente, sinfonia totale di cuori, di anime e di azioni. Una sinfonia totale che deriva dal fatto di riconoscere di essere "amici d’infanzia", riconoscere di avere la stessa origine e provenienza davanti a Dio Padre, riconoscere che siamo tutti figli e amici, alleati tra noi contro il Male.
Sinfonia totale è l’espressione dell’anima, l’esplosione del canto e del suono, il profumo del cuore di un popolo che tutto insieme come un solo braccio, un solo sguardo, un solo respiro canta e implora il suo Signore e Dio.
Il testo greco del vangelo usa questa parola così intensa per aiutarci a capire che, per pregare il Signore insieme, dobbiamo rivolgerci a Lui assolutamente uniti tra noi, perché nati insieme dallo stesso Padre, alleati e amici tra noi nella visione della vita e dell’amore. Dobbiamo rivolgerci a Lui pur tutti diversi come siamo, ma come un corpo solo e un’anima sola, accordati perfettamente sulla stessa armonia della volontà di Dio.
L’accordo non avviene per sintonia di voleri umani, ma perché i cuori si trovano amanti dello stesso Spirito divino e obbedienti alla stessa volontà del Padre. Come milioni di occhi che guardano verso la stessa luce, come milioni di braccia e gambe che si muovono in armonia per la stessa opera da compiere, come innumerevoli strumenti musicali e voci che pur suonando e cantando melodie diverse diventano un tutt’uno per la "sinfonia" che il direttore vuole eseguire.
È pensabile umanamente una parola, un verbo che descriva meglio di così l’essenza della chiesa e della comunità cristiana nella sua diversità e nella sua unità?

 
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