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L’uomo fuggito dal mondo - LA PORTA DI LUCE

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L’uomo fuggito dal mondo


I miei passi calpestano la terra e in lei la polvere perché l’anima mia non ha trovato il riposo tanto sperato. In un’età che Iddio mi ha concesso, non sento ancora l’attrazione per l’amore, ma è anche vero che il mio camminare si fa sempre meno sicuro e tutto questo è dovuto all’insicurezza, a quell’instabilità che la terra mi ha trasmesso, rendendomi cieco alla vista del Supremo Creatore “Padre degli Uomini di Buona volontà”. Ora in quest’età debbo fermarmi per poter sentire la sua voce. Questo camminare mi toglie il respiro, la polvere che sollevo mi trasmette peccato, il suo sapore acre tra le mie labbra; ora devo trovare la strada della concordia e della pace del mio Signore. Guardo all’orizzonte per vedere la luce ed essere abbagliato d’amore, quell’amore che non ho mai provato fin d’ora.
Davanti a me solo deserto; m’inginocchio mettendomi in prostrazione, in quel pentimento per chiedere al Signore che l’anima mia possa essere perdonata e ritornare felice. Guardo attentamente, e vedo un’esile pianticella spuntare vicino al mio piede, ne percepisco la sua crescita: nel chinarmi per guardarla una delicata voce attira la mia attenzione dicendomi di diventare piccolo, piccolo dentro di me per poi guardare la luce del Signore e riceverne il suo calore che distribuisce a coloro che nell’umiltà vogliono diventare grandi nell’amore. Mi rialzo e riguardo davanti a me, e con meraviglia vedo tante pianticelle cresciute all’istante; ora il deserto sta scomparendo e lasciando posto al verde; nel mezzo delle pianticelle compaiono piccoli fiori bianchi. Non sento più la solitudine, e i miei anni non li ricordo più; pare che ora sia ritornato bambino per piacere al Signore lddio. La terra arida, che il peccato ha procurato è scomparsa per lasciare il posto all’amore di Gesù per il fratello, ora il terreno è diventato lussureggiante, di un verde celestiale. Ora capisco il pentimento, è cosa molto importante per essere figli di Dio, con il pentimento dimostri la tua umiltà. Mi distendo su questa freschissima erba, attendo che il Signore mi venga a prendere per gustare la sua gloria infinita, salire per lasciare il mondo del peccato, della tentazione e della perdizione.  

Vengo a te mio Signore e padrone del mio cuore, della mia anima,
vengo a te lasciando il passato sulla terra ma tenendomi stretto al  cuore il presente.
Che in questo presente possa diventare un futuro di gloria perenne,
dove con te si potrà vivere per l’eternità in tua presenza.
Fuggo il peccato perché ti amo mio Signore:
Meglio mille pene, mille torture, mille sacrifici che perdere il tuo amore.
Ti amo mio Signore Gesù,


 
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