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Il sapiente e la vanità - LA PORTA DI LUCE

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Il sapiente e la vanità

MORENO


Viveva in un angolo della Terra " un sapiente ", e vicino a lui un suo fido uomo che conosceva la......
"vanità".

Ora questo sapiente, teneva il suo fido sempre vicino a lui per essere sicuro che la vanità, non lo prendesse e lui, il suo fido, lo richiamava ogni qual volta vedeva che usciva dai canoni della sapienza.
Un bel giorno, in una sera d’estate, il sapiente sentì bussare alla porta, e subito andò ad aprire. Vide un bambino di circa sette anni che gli chiedeva aiuto: si era smarrito, non riusciva più a ritrovare la strada di casa, si era fermato lungo la strada a guardare una piccola lumaca e aveva perso di vista la madre. Il sapiente, in un primo momento non sapeva cosa fare, ma poi si sentì richiamare dal suo fido che gli disse; di prendere il bambino e portarlo dal più anziano del paese, per sapere chi poteva essere la madre poiché egli conosceva tantissima gente. Il sapiente prese il bambino e s’incamminò per le vie del paese, fino ad arrivare in cima ad una piccola montagna e bussò alla porta; venne fuori l’anziano e il sapiente spiegò l’accaduto. L’anziano si rivolse al sapiente ponendogli la domanda:

- "Perché tu sapiente, conoscendo la tua capacità, non sei stato capace di aiutare il bambino? La tua sapienza è pari alla mia conoscenza, eppure sei qui da me, perché?"
Il sapiente si trovò in difficoltà nella risposta, pensò che aveva ascoltato il suo fido senza prima riflettere, e a sua volta rispose:

- "Vedi, tu sei il più anziano del paese, e così ho pensato che la mia sapienza in quest’aiuto non poteva servire. Io conosco cose di natura ben diversa, e quest’aiuto è diverso, è più alla portata della vita di tutti i giorni".
L’anziano mosse il capo in un segno di rifiuto alla sua risposta, e disse:

- La tua sapienza, se è tale, deve anche suggerirti l’aiuto nella vita comune, la sapienza deve darti la luce per capire subito come far fronte alle difficoltà. Caro il mio sapiente, devi alleggerirti di un difetto che hai ancora addosso, la vanità. Vuoi farti bello davanti alle persone, usando altri? No ! La tua sapienza è sporca, dovrai d’ora in poi piegarti ancora di più all’umiltà.
Il sapiente capì e riprese il bambino, lo portò a casa, parlò al suo fido e ricostruì con la sua sapienza la vera e giusta strada per far ritrovare la casa al bambino. Il suo fido si sentì inutile di fronte a lui, sentiva che non serviva più e pensava: " Non era il soldo che comprava l’amore, bensì l’amore che comprava la vita ". La sapienza era solo frutto di grande conoscenza, e nella vanità tutto si confondeva. Oramai aveva capito che il sapiente di lui non aveva più bisogno.
Il sapiente eresse un piccolo monastero in cui insegnava solo umiltà e pace interiore, e in cui si cerca nella carità di sollevare ogni cuore in difficoltà e di portare ogni persona ad un  livello d’equilibrio nella vita. Del più anziano del paese non se ne seppe più nulla nel luogo in cui egli stava tutto fu abbandonato e in quella montagnola crebbe una bella quercia, che natura senza aiuto fece nascere e ogni persona "
IN EQUILIBRIO CON SE STESSA", poteva dalla sua base guardare in su, verso i suoi rami frondosi e il cielo, unendo l’armonia del proprio cuore alla grandiosità della pianta.
Il sapiente divenne piccolo come la lumachina, che quel bambino, in quella notte aveva guardato perdendosi. I suoi passi erano lenti, ma ad ogni movimento che nella strada della sua vita metteva in pratica, diveniva sempre più saggio.
La sapienza si acquisisce con la tranquillità dello Spirito, la conoscenza vien dall’alto, viene dal cielo, e con lei si costruiscono i pilastri della nuova civiltà: "Amore, carità, fede, essi sono un forte piedistallo " ognuno deve essere prima maestro di se stesso poi esserlo per gli altri.


 
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