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IL PADRE CELESTE - LA PORTA DI LUCE

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IL PADRE CELESTE


Mi compiaccio quando vedo un’anima che vuole conoscere il mistero del mio amore.
La prova più grande di un uomo è cercare con volontà il mio bene, e trovare la retta via della santità.
I giorni non contano e neppure l’età, per me un figlio rimane giovane; la carne cresce e poi muore ma la grandezza dell’anima risplenderà negli astri del cielo. La carne ritornerà a unificarsi all’anima più rigogliosa che mai, e in quel tempo ogni legge umana si annullerà, per rimanere solamente quella del Creatore, dell’amore universale. Elargisco frammenti di coscienza divina, nel limite della capacità umana e così l’anima cresce nella luce, e sempre più avida di arrivare a me, il suo Creatore.
All’anima le faccio sentire costantemente il mio richiamo, osservo il suo crescere e in questo mi compiaccio nel sentire la sua voce, portandosi verso il luogo del riposo eterno.
Verso questo cammino, purtroppo, accadono spesso dei cambiamenti, questo può succedere che non ha acquisito la totale conoscenza che gli metto a disposizione, e l’amore che la nutre: "Se arriva questo cambiamento negativo, mi vedo costretto a richiamarla verso la retta via ".

La vita è energia che si consuma e in vari modi questo consumo porta allo spegnimento e alla morte, ma nel momento che avviene, tutto si trasforma nell’unica e vera vita, che è all’origine della mia esistenza, ma anche in questo e sempre per mia volontà vi sono "la separazione oppure l’unione con il mio amore", un giudizio misericordioso e onnipotente.

La vita terrena è un passaggio di purificazione, un passaggio causa la disobbedienza verso di me ma per mia bontà può essere alleviato nell’amore, se nell’espiare i propri errori si dimostra la volontà di crescere migliorando, di voler gustare le delizie che dono, allora per mia misericordia, sopraggiunge il perdono. Quando un’anima ha bisogno di me, intervengo al richiamo perché nulla deve andare perduto. La creazione attende anche lei, e in quei gaudi cieli, dove io risiedo, possedere un posto.
Al contrario mi duolo nel vedere la perdizione dell’uomo, lacerarsi le anime, ciò che la mia luce ha creato per il bene dell’universo d’amore. Vedo distruggersi la possibilità di guadagnarsi la felicità eterna, allontanarsi dalla mia vista abbandonando il mio cuore e così andare a occupare l’unico posto che gli rimane "l’eterna condanna", che con tanto dolore ma per dovere della perfezione, ho creato. Un padre terreno soffre per la perdita di un figlio, così io soffro nel rispetto di un mistero che mi è dovuto, perché scaturito dal mio amore. È un’anima perduta per un dolore che il mio cuore non dimentica. Bisogna vivere per crearsi un futuro qui, dove io risiedo. Ripeto: la terra è fonte di debolezze, e una di queste è il maltrattamento che si pone, la terra si deve rispettarla.
Credere nella famiglia amandola e in questa amare il mio divino amore ricavandone la forza per progredire nel cammino di fede, al termine raccogliere i frutti beatici.


 
 
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