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IL BOSCAIOLO FOLLE - LA PORTA DI LUCE

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IL BOSCAIOLO FOLLE


QUELLA MATTINA TUTTO POTEVA SUCCEDERE….E SUCCESSE NEL NOME DEL SIGNORE.


Il boscaiolo Tonino prese gli attrezzi e partì verso il bosco, lontano diversi chilometri da casa: voleva andare a vedere quella meraviglia da vicino. Tutti affermavano che in quel bosco vi era un bellissimo albero che sfrecciava verso il cielo. A Tonino vollero diverse ore per arrivare sul posto; lungo il cammino si era fatta l’idea che avrebbe abbattuto vari alberi, poi, con la dovuta pazienza, avrebbe portato via i tronchi con un carro trainato dai buoi. L’idea era stimolata dal cercare di scoprire il grande albero, e di sapere a quale genere apparteneva, visto che il bosco era composto di pini, betulle, abeti e castagno.
Finalmente arrivò a poca distanza dal bosco già s’intravvedeva il grande albero: superava ogni altro. Entrò nel bosco, la vegetazione al suo interno era lussureggiante e costituiva un rifugio per tanti animali. Si guardò attorno per individuare l’albero giusto da abbattere; dopo averlo trovato, iniziò e dopo averne abbattuti due, s’incamminò verso il grande albero. Appena vi si trovò davanti, Tonino rimase sbalordito dalla grandezza, ma soprattutto dalla sua vecchiaia: era un "Acero" (unico acero del bosco), dalle fronde larghe. Lo guardava, pensando al suo legno stagionato e ai soldi che ne poteva ricavare rivendendolo ai falegnami artigiani. Capiva che ci sarebbe voluto molto lavoro ad abbatterlo, ma con la sua esperienza sarebbe riuscito. Non si perse d’animo, prese l’ascia, guardò il grosso fusto e partì un colpo preciso da esperto boscaiolo.
Nel momento in cui l’affilata lama penetrò nella corteccia il boscaiolo sentì vibrare il suo braccio, come che avesse colpito qualcosa di molto duro. L’ascia rimase incastrata, non riusciva a sfilarla; dopo svariati tentativi, la lasciò lì, piantata nel tronco. Si allontanò diversi metri per guardare l’albero, domandandosi cosa aveva incontrato; mai gli era capitato un fatto simile, non aveva mai rinunciato ad un albero, ora, sarebbe stata la prima volta. Guardava e pensava; si riaccostò alla pianta per riprovare a sfilare l’ascia; in quel mentre si accorse che dal taglio usciva in abbondanza del liquido trasparente. Pensò alla resina, appoggiò il dito sul liquido e si accorse che non appiccicava ma era un liquido acquoso. Si portò il dito alla lingua, per assaggiarne la consistenza (il cuore gli comandava di fare ciò), con curiosità.
All’improvviso sentì una voce:
"Non mi ferire più, lascia che rimanga ancora sulla terra con il mio dolore".
Tonino sbiancò in volto, si guardò attorno ma non c’era nessuno, e la voce continuò:
"Tonino, figlio di Dio, lascia che continui a testimoniare il dolore mio, sono duemila anni che soffro, sono un povero albero che piange per essere stato usato per costruire la croce, in cui è morto Gesù Cristo. Lascia che continui a vivere finché Gesù non discenderà di nuovo sulla terra. Non infliggermi altro dolore. Guarda attentamente il tronco, guarda!"
Il boscaiolo era diventato come una statua, rigido dalla paura e dalla sorpresa. Alzò lo sguardo a circa due metri d’altezza dal tronco e vide al suo interno Gesù Crocifisso. Gli occhi gli si sbarrarono fissando il tronco e l’immagine, sembrava caduto in estasi, quella voce lo aveva rapito. Ritornò in se completamente esausto, sfinito, non lo era mai stato neanche quando aveva abbattuto molti alberi. In breve riprese le forze e seduto ai piedi del grande albero pensava; poi si alzò e sfilò l’ascia dal troco con facilità e la guardò. Le mani gli tremavano sostenendo l’ascia, la lama, oltre ad essere bagnata dalle lacrime, aveva tracce di sangue. Tonino era sempre più stupito, il pensiero era lì: alle lacrime di un albero, al sangue, alla visione della croce e al suo interno. Si rimise a sedere, avvolto da quei pensieri. Dopo alcuni minuti una piccola mano gli si appoggiò sulla spalla, egli si girò e vide una dolce signora: era vestita di nero e dal viso giovane ma sofferente. La guardò sorpreso pensando cosa ci poteva fare lì, nel bel mezzo di un bosco; ma non terminò questo pensiero che la dolce signora gli disse:
"Tonino, figlio mio, figlio di Dio; sono la Vergine Addolorata, sono discesa dal cielo per dirti di rimanere qui con me. Tonino ora sei qui, come lo fu l’apostolo Giovanni nel momento della morte di mio figlio. Tonino, ora siamo ai piedi della croce, al dolore di mio figlio. Ora, in questo dolore stammi vicino: "….e anche a te una spada ti trafiggerà l’anima….hanno contato tutte le mie ossa …non piangete su di me, ma piangete si voi stesse e sui vostri figli….padre perdona a loro, perché non sanno quello che fanno…..consegno a te il mio spirito". Dopo duemila anni ancora il dolore urla al mondo perché si desti dallo scempio dei peccati. Tonino l’albero, il legno che è servito alla crocifissione, ora è intriso di lacrime e di sangue. Tutto questo chiede al mondo di destarsi, di guardare la croce, alla misericordia di Dio. Inginocchiati, prega per i peccatori che continuano a causare dolore al Figlio mio; io soffro per questo, soffro per le anime che vanno all’inferno. Prega insieme a me, evita tutto ciò che ti porta al peccato, Gesù vuole che diventi un figlio dell’eternità".

Quella mamma, quel figlio, sono lì davanti alla croce; l’albero si è aperto come una mela tagliata un coltello, liberando la croce e il suo immenso dolore. Ora il tempo si è fermato, non conta più nulla ma si deve ringraziare Dio di essere chiamati ai piedi della croce; rifugio per la salvezza.
Quel bosco viene avvolto da nubi in un atto d’amore, e come nella trasfigurazione tutto diventa luce e avviene il rapimento verso il Padre celeste "lo Spirito Infinito".

Quel bosco è una dolce fantasia dettata dal cuore, dolce sentimento d’amore dove la mano di Dio ha accompagnato il figlio in un gesto di testimonianza. La concreta vita, la nuova vita, non diventa reale a tutti gli effetti; finché l’atto d’unione non rapisce.
Un dolce fiore è cresciuto là, in quel pensiero, dove la dettatura ha scoperto il dolore immacolato, vergine, dove solo lui vuole condurre l’anima alla salvezza.

Tonino rappresenta il mondo.
L’albero la grandiosità, in questa si unifica il dolore, la sofferenza ma soprattutto il perdono.

La croce si evidenzia prepotentemente perché è il fulcro dell’anima che cerca d’amare colui che non si nasconde, colui che vive assieme all’uomo che ama.

La croce è dimora dell’uomo cristiano, del figlio di Dio.
Ora si deve crescere ai suoi piedi se si vuole diventare grandi, adulti, per capire che la vita viene da Dio, e non la dobbiamo abbattere per sempre.

LO SPIRITO SANTO COLUI CHE E’ LUCE,
LUCE DEL MONDO


 
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