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GLORIA E IL BASTONE - LA PORTA DI LUCE

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GLORIA E IL BASTONE


A piccoli passi l’uomo dignitoso cammina, reclinando la schiena sul quel bastone che sempre con lui porta per sostegno e nella sua felicità, anche se il dolore dell’umanità tanto lo aggrava lungo il cammino.

Piccolo di statura ma grande di cuore, si mette sempre a disposizione di chi ha bisogno (egli porta la sofferenza e il dolore di Gesù verso i peccatori), ma soprattutto il bisogno di testimoniare al fratello l’amore di Gesù.
L’uomo abita in una piccola casetta, in cui tutto è lecito perché costruita raccogliendo qua e là scarti di ogni sorta che vengono tenuti insieme da legacci fatti di stoppa. Una casetta che rimane ai bordi della vita, quella vita che spesso si consuma distrattamente senza accorgersi che ai margini della ricchezza sosta la povertà, non curarsi dell’altrui pensiero, pensando solo a completare la giornata nel modo più soddisfacente possibile.

Quell’uomo rappresenta la vita più povera e vive in quella piccola casa, fatta di cose che la civiltà getta: ora quell’uomo riprende il cammino per cercare altri cuori che hanno bisogno di ascoltare la voce di Dio.

Il tempo non preoccupa questo piccolo uomo che viene sorretto dal bastone che in modo misterioso un giorno trovò ai piedi del letto, dopo una notte fatta di sofferenza e di dolore. Il bastone è un sostegno d’amore per lui e in lui cerca altri cuori da poter portare a Dio. Ci sono momenti dove la vita sembra portarsi ad una terribile conclusione, oppure alla più bella felicità mai provata ma, sia in uno o nell’altro caso, è bene sapere se il cuore è presente.
Ecco l’uomo della piccola casetta e dal bastone che lo sostiene.
Gloria è il suo nome: porta la buona nuova a chi lo ascolta, egli non parla mai del peccato perché con lui non esiste, ecco perché l’uomo che incontra capisce che parlare con lui è come avere conquistato la vetta più alta del mondo.
Gloria si appresta ad uscire dalla casa per andare a cercare l’anima che lo ascolterà e pensa anche che tante lo faranno se Dio gli darà misericordia.

Il cammino è davanti a lui, non c’è affanno nel suo respiro perché la voglia di trovare l’anima è tanta: altri per il Signore, altri per il Paradiso. Che bella giornata il suo cuore gli trasmette guardando il sole fare capolino tra le fronde degli alberi ai bordi della strada. Il suo bastone è solido per sostenere quella schiena tanto curva, ma retta dentro di lui, retta d’amore dove la vecchiaia svanisce, trovando sempre il Signore e cercando la vita che mai più dissolverà la materia e lo spirito. Gloria senza pensieri si guarda, attorno perché il cinguettio degli uccellini lo richiama alla vigile speranza di trovare l’anima lungo i passi che fa. Il sole è alto ed egli si ferma vicino ad un albero dal grande fusto, deposita a terra il bastone, si siede appoggiando la schiena al tronco e messo in quella posizione estrae la corona del rosario. Una corona costruita con legno di faggio e la croce intagliata con tanto amore che nel guardarla se ne ha gioia. Gloria si fa il segno della croce e inizia a recitare il rosario, i minuti passano e lui sempre di più si mette in meditazione, ma lo fa con una tale profondità che rimane estraneo al mondo per diverso tempo. La recita è appena terminata quando una mano gli tocca la spalla destra; di soprassalto si sveglia da quella intensa meditazione guardando chi l’ha distolto: vede un giovane uomo che gli sorride, Gloria chiede chi è; "Passavo di qua e ho visto che appoggiato all’albero avevi reclinato in avanti la testa e ho pensato che non stavi bene, dice il giovane".
"Come ti chiami giovane uomo?"
"Mi chiamo Giobbe, e tu?".
"Io, Gloria".
I due uomini cominciarono a conoscersi ma è chiaro che Gloria avrebbe raccolto l’amore da quel cuore che si era fermato da lui. Un particolare stupiva Gloria: nel suo camminare ha sempre trovato le anime da portare al Signore Dio, ora qualcuno ha trovato lui inaspettatamente, forse un segno per indicare il termine del suo apostolato? Un apostolato degno dell’uomo più umile e ricco d’amore.

Gloria inizia a parlare con il giovane uomo, un colloquio in cui Gloria rapisce il cuore di Giobbe: tanto è il rapimento che Giobbe si volge verso il cielo chiedendo perdono al Signore Dio e permettendo che da quel momento avrebbe dato se stesso al cielo, per la conversione dei cuori.
Gloria e Giobbe si abbracciano commossi e in quell’istante un fruscio li fa voltare verso la strada: un carro trainato da un cavallo bianco, è lì nel mezzo della strada. Sia Giobbe che Gloria stupiti e meravigliati non sanno cosa fare, in quel momento tutto si cancella attorno a loro, una voce li rapisce trattenendoli nel più stretto ascolto:
- "Grande è l’amore che offro ai figli miei, e grande è la misericordia che dono. Figli, ora ascoltate il mio pensiero, un pensiero che vuole donare il nuovo e prelevare il vecchio. Vuole che la strada della conversione non abbia mai da chiudersi ma completare la ricerca e terminare qui davanti a me. Gloria, ora è arrivato il momento di lasciare la terra per far sì che Giobbe continui la strada. Tante sono le anime che mi hai mandato, Gloria. Questo nome il mio cuore ha voluto donarti, in quel preciso momento in cui nascesti e, su te Giobbe, nella stessa maniera, la mia volontà ha operato. Figli è arrivato il momento che ognuno prenda la sua strada, il tempo si deve consumare nella conversione, offrire la mia Parola con dolcezza e amore. Vieni Gloria, vieni dal tuo Signore, tu che nella totale obbedienza hai percorso la strada da Me segnata".

Il piccolo carro si alza in volo trasportando Gloria verso la casa del Padre.
Giobbe con le lacrime agli occhi guarda il cielo, e il carro che lentamente si allontana.
Il bastone non è stato portato via, Gloria lo ha lasciato lì, appoggiato all’albero. Giobbe lo prende come ricordo e chissà che gli possa servire quando la vecchiaia si farà avanti.

La strada del cielo parte dalla terra, parte dalla conversione dell’uomo.
La croce è l’inizio della strada, un percorso difficile dove l’amore deve essere presente in colui che vi cammina.

Gesù sorregge colui che aiuta il fratello, che lo porta a ritrovare la fede.
La gloria attende il fratello che ha riconosciuto Gesù Salvatore.
La vita è un cammino fatto soprattutto di sofferenza e di dolore, dove anche la rinuncia fa la sua parte. Se teniamo testa ad ogni prova che Lui ci manda, ecco aprirsi la vera felicità, un amore eterno al cospetto di Dio.

Il bastone: rappresenta il sostegno che Gesù ci dà nella vita.
L’uomo dal nome Gloria: rappresenta il fine, la chiamata per l’uomo, per la salvezza, il termine delle sofferenze.
Il giovane uomo dal nome Giobbe: rappresenta colui che deve passare per le tribolazioni, ma in queste deve continuare a cercare la vita eterna.
La casetta: rappresenta il cuore umile.

In tutto questo vi è solo una volontà che determina la riuscita al termine della vita: l’amore.
 


 
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