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GIORGE E RENE’ RESCEMBRAND - LA PORTA DI LUCE

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GIORGE E RENE’ RESCEMBRAND


Caveau de la Ville.

Il tempo scorre davanti a quella villa, adombrata da folti alberi, dove il cinguettio degli uccellini fa si che sia sempre primavera.

Or tu, gentil uomo e spirito indomito del Signore, vieni verso questa villa con il cuore, e con la mente, lasciati trasportare dalle parole tanto misteriose ma vere, che ti salgono dal cuore.

Mi chiamo MILDRED, e provengo dalla dimensione dove la luce è verità e dove la testimonianza porta la traccia della vita, dopo la vita mortale. Ora segui tutti gli impulsi dettati dal cuore, e viaggia in questo racconto che ha tanto da insegnarti.




Siamo in un imprecisato anno fra il 1612 e il 1700. In quest’atmosfera di moltissimi anni addietro, viveva una famiglia benestante dove tutto era permesso, e dove nulla mancava.
George Rescembrand e sua moglie René vivevano in una villa coperta per metà da folta edera e circondata da mura. I due coniugi vivevano separati per motivi igienici (tutti e due erano maniaci della pulizia), e per questo erano diversi uno dall’altro, nei modi di comportarsi.
Per loro c’era poco tempo da dedicare per stare insieme, pochi minuti s’incontravano, e a loro bastavano; certo che la villa era spettatrice di una vita molto povera, e senza amore fra loro due.
La povertà era dovuta all’ignoranza e al carattere burbero che avevano. La servitù si limitava ai lavori strettamente domestici, e al termine di questi, si ritirava nella piccola casa in mezzo al grande parco. Tutto era tranquillo, quando i due coniugi rimanevano divisi mentre i loro incontri erano pieni di discussioni che li portavano a degenerare. Un bel giorno, una mattina presto, René si alzò dal suo gigantesco letto a balconcino, e andò alla finestra che dava sull’entrata della villa, e, ancora assonnata, non si accorse che di fronte alle sbarre del cancello, vi era un bambino che chiedeva la carità. Richiuse la tenda e ritornò a letto rimettendosi a dormire, ma dopo pochi minuti, dovette rialzarsi e ritornare alla finestra, domandandosi il perché e, riguardò fuori. Vide e n’era certa, un bambino fuori dal cancello che chiedeva la carità: "Com’era possibile – si domandò – che a quest’ora della mattina vi fosse un bambino davanti al cancello". Prese le scale e uscì, andando verso l’entrata, di fronte a lei vide un bambino che sorrideva, e con la manina chiedeva una moneta o qualcosa da mangiare. René in quel momento era frastornata da quel viso così dolce che non riusciva ad ascoltare, mentre il bambino continuava a chiamarla, finché René capì, e lo fece entrare. Nel mentre, svegliatosi per il rumore, si alzò anche George e con tanto sonno ancora in corpo, andò alla finestra e vide sua moglie che conduceva per mano un bambino. Non voleva credere ai suoi occhi e aprì la finestra per guardare meglio. Sì! Vide proprio un bambino, ma così sporco e ridotto allo stremo che provò solo pietà, ma nel suo maniacale amore per la pulizia, non lo avrebbe mai avvicinato: troppo sporco. George discese pure lui, ma, rimanendo a distanza, chiese alla moglie dove aveva raccolto quel bambino in quest’ora, del mattino. René non gli rispose nulla, continuando a camminare verso la villa. George, vedeva il bambino in lontananza, non capendo i suoi lineamenti; nella mente aveva solo la sua sporcizia, che non sopportava, anzi si meravigliava di sua moglie, che gli era vicino. René entrò in casa e George se ne andò in camera sua, imprecando che René era matta, che il gesto che aveva fatto non avrebbe portato nessun guadagno. La servitù entrò nella villa per iniziare il lavoro, e certamente tutti, eccetto George, si accorsero della bellezza del bambino. George continuava la sua giornata tranquilla, divisa dalla moglie; ad una certa ora della mattina, suonò, chiamando la servitù, ma non ebbe risposta: non c’era nessuno, era solo! "Com’è possibile pensò – dov’è andata la servitù?". Si portò verso l’uscita per chiedere spiegazione a sua moglie, ma ecco presentarsi ai suoi occhi uno spettacolo davvero a dir poco misterioso. Nel giardino vi era tutta la servitù che in circolo circondava sua moglie che stava al centro, assieme a quel bambino che totalmente ripulito e messo a nuovo, parlava dando delle spiegazioni. Vedeva sua moglie totalmente inebriata, la servitù aveva lo sguardo assente per il mondo esterno, ma era attenta alle parole che diceva il bambino. René ogni quel tanto accarezzava il bambino: lei, aveva acquistato un fare da vera mamma, così non lo era mai stata. George, sempre più stupito, si sedette davanti alla porta rimanendo in quella posizione per lungo tempo, finché si sentì chiamare: si girò senza vedere nessuno, allora guardò sua moglie e il bambino, che gli faceva cenno di avvicinarsi. Pensò come poteva aver sentito la voce del bambino da quella distanza, e chi era in realtà quel fanciullo, e per sapere questo vi era solo un sistema, andare là. S’incamminò e arrivato vicino al gruppo vide in faccia il bambino; lo vedeva sporco come lo aveva visto la mattina presto; disse a sua moglie che non si sarebbe avvicinato al bambino perché era sporco, e non riusciva a capire come lei potesse stargli vicino. René gli rispose che non era vero, che il bimbo era pulito, la servitù lo aveva ripulito e non capiva come lui potesse vederlo sporco. In quel mentre il bambino alzò la manina e fece un gesto di richiamo verso di lui; voleva che si accomodasse con gli altri, George lo fece ma stava lontano da lui e cominciò ad ascoltarlo. Ogni minuto che passava George si accorgeva che sentendolo parlare così bene era spinto ad avvicinarsi a lui., anche se lui rimaneva sporco. Finché ad un certo punto le belle parole con cui si esprimeva gli fecero passare la sensazione di rifiuto: non gli importò più dello sporco in cui lo vedeva.
Passarono i minuti e George si accorse che il bambino diventava sempre più pulito, una luce, una piccola luce passando sopra di lui lo rendeva pulito. A George, il desiderio di ascoltarlo cresceva sempre di più; le sue parole erano insegnamenti, si sentiva bene. Al termine, quando il bambino finì di parlare; ogni persona sembrava trasformata, ma la cosa maggiore era che René era diventata così buona che non riusciva più a trattenere le lacrime dalla commozione.
George era rimasto ammutolito, con gli occhi che guardavano il cielo per scrutare non si sa che cosa. Il bambino gli si avvicinò accarezzandolo, lo destò dallo stato in cui era; appena lo vide George si mise a piangere abbracciandolo. Il bambino chiamò tutti al suo cospetto, ognuno si pose vicino a lui ad ascoltare:

- "Figli di Dio, voi siete sulla terra per vivere e scontare le pene, ma tutto questo finirà, ognuno di voi è uguale all’altro, non c’è distinzione per il Signore che è nel cielo, siete tutti nella sua misericordia. Ricordate, da oggi i vostri giorni saranno solo di trasformazione; scompariranno ogni indugio e difetto, perché solo nel Signore tutto si compirà. Riunitevi sempre in preghiera e della vostra casa fatene un tempio d’amore, io vivo con voi e, in voi, sino alla fine dei tempi".

Tutti guardarono il bambino, e nell’estasi più grande capirono che doveva andare, dove non si sapeva, ma sicuramente in un posto meraviglioso, che ognuno di loro avrebbe desiderato. Lo accompagnarono al cancello, e lo baciarono con immenso amore ritrovando in se stessi i valori persi. Lo guardarono allontanarsi ma nella loro massima incredulità videro apparire due angeli, e sollevare il bambino verso il cielo, pronto per l’incontro con un’altra famiglia.
Capirono che non era la sporcizia che rendeva sporchi, ma era la cattiveria che rendeva sporca l’anima.

Gesù Bambino fece visita in quella casa, fece capire che i dissapori non devono esserci, e che una famiglia deve essere il centro dell’amore. La fede deve dominare tra le quattro mura di casa, solo con questa si attende la venuta del Signore per andare con lui nel luogo destinato ad ognuno, il Paradiso. La villa di George e René Rescembrand fu meta di pellegrinaggio dei poveri, lì vi trovarono ciò di cui avevano bisogno. Solo l’amore dominava in quella villa, sotto lo sguardo vigile di Gesù.


 
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