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don Alberto R. Omrlia - 01.10.2017 - LA PORTA DI LUCE

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don Alberto R. Omrlia - 01.10.2017




XXVI Domenica del Tempo Ordinario
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo (Mt 20,1-16)

don Alberto Rimbano     

(Mt 20,1-16)

"Figlio, và oggi a lavorare nella vigna..

"  In quel tempo, disse Gesù ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo; «Che ve ne pare? Un  uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, và oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Si,  signore; ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma  poi, pentitosi, ci andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre ?››, Dicono: «L'ultimo››,  
E Gesù disse /oro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute  invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno  pentiti per credergli».  

I due fratelli con il loro modo di rispondere al padre  riflettono ciò che è presente nel nostro cuore: due  modi che ognuno di noi ha di rapportarsi con Dio e di  sentirsi parte del Regno suo. C'è una parte in noi che  dice subito di si, che accoglie cioè il messaggio di  Gesù come buono e vero, ma che poi non lo traduce  in azioni concrete. Poi c'è una parte di noi che rifiuta  istintivamente l'appello di Gesù ad amare i fratelli  per costruire il Regno di Dio, ma poi fa esperienza del  pentimento, di riuscire cioè a leggere dentro a sé  stessi per comprendere i propri errori e trovare l'umiltà e la forza di cambiare direzione.  In noi ci sono entrambe queste anime e sta a noi cercare di far respirare di più quella che  non ci allontana da Dio. Altrimenti potremmo correre il rischio di sentirci presi in causa dalle  parole stesse di Gesù: "I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio".  
Gesù sbatte in faccia alle autorità del popolo la realtà che essi non riescono a vedere: c'è un  annuncio grande di verità e di libertà che riescono ad accogliere i più lontani, gli ultimi,  coloro che da sempre erano ritenuti spacciati e condannati.    

Così questo racconto può riflettere bene la condizione del nostro tempo: ci sono nel popolo  cristiano persone che vivono un cristianesimo di facciata, apparentemente approfondito e  meditato, ma incapace di tradursi in vita, poi c'è un lavoro costante e incessante di persone  che giorno dopo giorno senza far rumore fecondano gli ambienti in cui vivono amando  concretamente, vivendo il vangelo perché ne hanno sperimentato la verità.  
Anche noi possiamo ricavare dalle parole di Gesù un invito all'autenticità: lavorare per  costruire il Regno di Dio può essere fatto in vari modi: dando parole di conforto a chi ne ha  bisogno, aiutando concretamente chi vive nella povertà, ascoltando chi ha bisogno di  condividere la propria vita..  
Molte persone di buona volontà agiscono così semplicemente perché interpellati da un  bisogno morale, forse ignorando che Dio agisce nei loro cuori.  
Ma per chi ha sperimentato la presenza di Dio nella propria vita, il punto di partenza di tutto  ciò è l'esperienza di sentirsi interpellati a essere lavoratori suoi e soprattutto sentirsi  raggiunti dalla sua misericordia che aiuta a comprendere quando ci stiamo allontanando da  Lui e a rimetterci sulla strada giusta, la strada dove ritroviamo noi stessi e la gioia di vivere  per gli altri.  

 
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