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don Alberto R. Omelia - 29.01.2017 - LA PORTA DI LUCE

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don Alberto R. Omelia - 29.01.2017


don Alberto        

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si  mise a parlare e insegnava loro dicendo:  
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.  
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolari.  Beati i miti,  perché avranno in eredità la terra.        
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.  Beati i misericordiosi,  perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,  perché vedranno Dio.  
Beati gli operatori di pace,  perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per  causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli». (Mt 5,1-12a)        

Con il Vangelo delle beatitudini ci viene offerta una pagina stupenda per comprendere il senso vero della  felicità. ln generale il Vangelo è una promessa di felicità, ma soprattutto nelle beatitudini comprendiamo di  essere chiamati ad essere felici, se non altro per quel "Beati" che Gesù ripetutamente dice ai suoi amici e  dice a noi. Beati, dunque felici!  
Proviamo a soffermarci un attimo a pensare a quante cose facciamo per procurarci la felicità! Cerchiamo  anzitutto la sicurezza economica, l'autonomia nel lavoro e la libertà di poterci divertire quando vogliamo. ln  generale rincorriamo la felicità là dove c'è qualcosa che ci piace, che ci attira, per cui se dovessimo dire cos'è  che mi rende felice, mi rende felice ciò che mi piace, che sento di fare per il mio bene.  
Eppure Gesù indica delle proposte di felicità che vanno in tutt'altro senso, dice che sono beati e quindi felici  coloro che soffrono, che sono nel pianto, gli afflitti, i perseguitati.  
Com'è possibile tutto ciò? Come si può stare felici nelle situazioni che ci causano dolore e problemi?  
Quel "Beati" racchiude una promessa di felicità per tutti coloro che si trovano in queste condizioni, e se  questa felicità oggi non c'è dobbiamo pensare che questa promessa Dio prima o poi ce la accorderà.  È stato così per Gesù che sulla croce ha provato tutte le più profonde difficoltà, tristezze e sofferenze ma  prendendole su di sé e accettandole fino alla fine è giunto alla gioia della risurrezione.  
Felici saremo dunque se saremo poveri in spirito, cioè se avremo una povertà nel cuore in grado di renderci  staccati dalle cose materiali, saremo felici perché liberi, liberi dal desiderio di accumulare.  Felici saremo quando stando nel pianto sentiremo la consolazione di un Dio che ci ama.  
Saremo felici se rifiuteremo ogni genere di violenza verbale e materiale essendo miti, aiutando cioè chi ci sta  attorno a riportare i pensieri al posto giusto senza desiderare il male degli altri.  Felici saremo se manterremo alto in noi il desiderio di giustizia, se non ci adegueremo a modi di fare che non  si accorgono dei più indifesi.  
Troveremo la nostra felicità nel perdonare chi ci ha fatto del male, quelli che ci hanno fatto dei torti, e  quando il perdono verso di loro arriverà ad essere pieno sentiremo il cuore libero, capace di sognare ancora,  di amare di più.  
Felici saremo se custodiremo il nostro cuore difendendolo da tutto ciò che non conduce al bene: pensieri,  tentazioni, attaccamenti morbosi, sospetti verso chi abbiamo vicino; è una purezza che va conquistata  rimanendo vigili e sapendo valutare con attenzione quello che sentiamo e vediamo.  Saremo felici nel costruire attorno a noi la pace, in particolare dove essa manca da tempo, dove richiede  impegno maggiore.  
Ci riterremo felici quando gli altri non capiranno che Dio è importante per noi, come un tesoro che ci  portiamo dentro.  
Siamo chiamati a costruirla la nostra felicità; Gesù ci dice che essa non è già pronta da ricevere ma è da  cercare amando, vivendo il vangelo ogni giorno.  


 
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