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don Alberto R. Omelia - 22.10.2017 - LA PORTA DI LUCE

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don Alberto R. Omelia - 22.10.2017



Domenica 22 ottobre 2017
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 22,15-21.

don Alberto        


<<Rendete dunque a Cesare quello che é di Cesare e a Dio quello che é di Dio».  
In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo  Gesù nei suoi discorsi.  Mandarono dunque da Iui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: "Maestro, sappiamo  che sei verifiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno,  perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: é lecito, o no, pagare il  tributo a Cesare ?».  Ma Gesù, conoscendo Ia loro malizia, rispose: <<Ipocriti, perché volete mettermi alla prova?  Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro:  <<Questa immagine e I’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: "Di Cesare».  Allora disse loro: <<Rendete dunque a Cesare quello che é di Cesare e a Dio quello che é di  Dio».

Attraverso il confronto con farisei e erodiani emerge un aspetto  fondamentale della missione di Gesù, quello di essere verità,  parlare senza ipocrisie per amore di chi ha di fronte, parlare con  parole capaci di smascherare Ia malizia e l'ipocrisia di chi é  cosciente di mentire per ingannare che ha di fronte.  
L'inganno da parte di queste persone é chiaro: qualsiasi risposta  da parte di Gesù lo ridurrebbe oggetto di contestazione, infatti  di fronte alla domanda se sia giusto o no pagare il tributo a  Cesare, nel caso di risposta affermativa egli apparirebbe come  uno che sta dalla parte del potere romano, contro gli interessi  del popolo di Israele, popolo a cui Gesù appartiene e che ama; in caso di risposta negativa Gesù si affermerebbe come un sovvertitore politico che non accetta Ie leggi dello stato.

Gesù si fa consegnare una moneta e la sua risposta spiazza gli uditori e spiazza anche noi che  meditiamo queste parole!  Non si tratta di affermarsi contrari alle leggi dello stato e nemmeno di contrapporre Ie leggi  civili alla vita in Dio; le leggi civili devono percorrere una via di bene per le persone a cui  sono rivolte ed ognuno deve sentirsi chiamato a rispondere in coscienza e anche nella  pratica a quello che Ie regole della Società dicono. Tuttavia la coscienza dell’uomo non  appartiene allo stato ma a Dio e qui troviamo una via che é più esigente ma che porta in sé  un primato: il primato dell’amore!  
Dare a Dio quel che é di Dio significa aver sperimentato concretamente di essere amati da  Lui e voler contraccambiare questo amore immenso attraverso azioni concrete verso Dio e i  nostri fratelli, azioni che partono dalle piccole cose: generosità, aiuto gratuito, parole di  conforto tutte cose che non sono direttamente disciplinate dalle Ieggi dello stato ma che  sono la linfa della vita.  
Ci potremmo chiedere: se dall’immagine di un imperatore su una moneta se ne può dedurre  un dovere verso lo stato, da quale immagine possiamo sentirci richiamare a Dio? La risposta  a quest'interrogativo può essere semplice: ci richiama a Dio l’immagine di ogni uomo! Se  siamo stati creati ad immagine sua, ogni volto di un fratello rimanda a Dio; se guarderemo chi ci sta  accanto in quest’ottica faremo rivivere tanti rapporti  appesantiti, appianeremo molte situazioni critiche e  ci sentiremo più forti nel rispettare le Ieggi della  società perché avremo compreso |'importanza di  una Iegge più forte e sicura: la legge dell’amore.  




 
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