var _gaq = _gaq || []; _gaq.push(['_setAccount', 'UA-33489517-1']); _gaq.push(['_trackPageview']); (function() { var ga = document.createElement('script'); ga.type = 'text/javascript'; ga.async = true; ga.src = ('https:' == document.location.protocol ? 'https://ssl' : 'http://www') + '.google-analytics.com/ga.js'; var s = document.getElementsByTagName('script')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s); })(); >

don Alberto R. Omelia - 09.04.2017 - LA PORTA DI LUCE

Vai ai contenuti

Menu principale:

don Alberto R. Omelia - 09.04.2017

Domenica delle Palme, anno A- Mt 21,1-11      

Don Alberto

«Ecco, a te viene il tuo re, mite..››  Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due  discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un'asina, legata, e con essa un  puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: "il Signore ne ha bisogno,  ma li rimanderà indietro subito"››. Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo  del profeta: «Dite alla figlia di Sion: "'Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un'asina e su un puledro, figlio  di una bestia da soma"››.  
I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l'asina e il puledro, misero su di  essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre  altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva,  gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei  cieli!».  
Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui ?››, E la folla  rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».  

L'itinerario quaresimale è giunto a maturazione e se abbiamo cercato di viverlo come una preparazione vera  allora dentro abbiamo pure il desiderio di giungere presto alla festa della risurrezione che è un momento  profondo ma al tempo stesso liberante, liberante di energie e di gioia.       

In questa domenica delle Palme pregustiamo la gioia della Pasqua accogliendo il messaggio del Vangelo che  parla dell'ingresso regale di Gesù a Gerusalemme; Egli è quel re giunto per essere glorificato e per instaurare  definitivamente il suo regno e tuttavia è singolare il modo con cui questo avviene.  
Anzitutto Egli ha bisogno di un'asina e di un puledro, è un suo bisogno perché si compiano le profezie dei  profeti Isaia e Zaccaria che annunciavano l'arrivo di un re a cavallo di un'asina, ma anche per rivelare ciò che  egli è: è un re venuto nell'umiltà, venuto ad annunciare il trionfo degli umili, a instaurare la fortezza dei miti.  Questo re di cui i giudei non sapevano cosa farsene perché non si presentava come forte e potente, viene  oggi a noi presentandosi così, povero e mite e ci chiede di accoglierlo come il re della nostra vita, colui in  grado di mostrarci un regno che qui in terra è già cominciato ed è il regno dei figli di Dio che si amano.         

Egli ci insegna dunque ad accogliere la forza del suo esempio: ogni qualvolta sentiamo la necessità di  intervenire con forza per affermare ciò che siamo egli ci ricorda che la mitezza e l'umiltà sono la garanzia  della forza più grande, quella provata al fuoco della croce e destinata alla gloria della risurrezione. È cosi che  egli si è manifestato al mondo e a noi e non possiamo dirci discepoli suoi se anche noi non proviamo a  concretizzare questo modo di fare.  
Quanta strada da fare! Significa rinunciare all'orgoglio che ci spinge ad avere sempre ragione, significa  smettere di costruire steccati relazionali e accogliere le ragioni dell'altro anche quando non le condividiamo,  anche quando ci risultano incomprensibili. Gesù ci garantisce che lungo questa via incontreremo si difficoltà e  prove, ma avremo in cambio quella gioia che non passa perché gioia  pasquale, che anch'egli ha sperimentato e che ci ha promesso.        

Umiltà e mitezza inoltre sono virtù che non ci portano via da quello che  siamo e che facciamo nei nostri giorni, anzi ci aiutano a rimanere concreti  con i piedi per terra per avere uno sguardo vero attorno a noi. Potremmo  così provare a suggellare il nostro cammino quaresimale chiedendoci quali  sono quegli ambiti della nostra vita in cui possiamo irrompere con la forza  disarmante del perdono umile e dell'amore mite; cosi vivremo questi  giorni santi di preparazione e meditazione con la consapevolezza che nel  nostro piccolo stiamo anche noi contribuendo a diffondere quel Regno che  Gesù ha inaugurato.        



 
Torna ai contenuti | Torna al menu