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don Alberto R. Omelia - 03.09.2017 - LA PORTA DI LUCE

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don Alberto R. Omelia - 03.09.2017


Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 16,21-27.

Don Alberto

"Chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà"..

"  In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da  parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.  
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà  mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va' dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi  secondo Dio, ma secondo gli uomini!››.
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua  croce e mi seguo. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa  mia, la troverà.  
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un  uomo potrà dare in cambio della propria vita?  
Perché il Figlio dell'uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno  secondo le sue azioni». (Mt 16,21-27)        

È un brano di Vangelo che vorremmo evitare e forse in  passato l'abbiamo fatto: Gesù parla di croce e per noi che  associamo la croce alla sofferenza subito nasce l'istinto di  cercare altro, di andare altrove.  
Erano probabilmente questi i sentimenti dei discepoli  impreparati ad accogliere un messaggio come questo,  proprio loro che si erano resi forti di ciò che Gesù aveva  detto e fatto in tutti i luoghi della Palestina, ora non  possono immaginare che per il loro maestro ci sia la  possibilità del dolore e del soffrire. È lo stesso senso di  impreparazione che proviamo quando le fatiche le   sofferenze bussano alla porta nostra, e allora anche noi come Pietro vorremmo rimproverare Dio,  insegnare noi a lui come dovrebbe andare la vita, quello che serve per essere felici. Gesù rimprovera  Pietro con delle parole forti e dure: "va lontano da me Satana!" Quasi a dirci con queste parole che  chi rifiuta la croce non è dalla parte di Dio perché rifiuta la vita! In chi la pensa così c'è persino  qualcosa di satanico!  
Eppure la vita del cristiano non è una promessa di dolore ma una chiamata alla gioia, Dio stesso ci  ama perché noi possiamo rimanere nella gioia tra di noi con le persone con cui viviamo.  Comprendiamo allora che Gesù sta svelando ai suoi amici e quindi a noi qualcosa di prezioso: chi  perde la propria vita per i fratelli la dona e questa è la forma più alta dell'amore!  
Gesù andrà in croce secondo questa logica di donazione che è amore puro per l'umanità. Cosi egli  vuole che facciamo anche noi, non ci chiede di procurarci delle croci ma se vogliamo amare  sinceramente chi ci sta davanti mettendo da parte noi stessi, perdendo il nostro io, troveremo anche  la croce che potremo abbracciare, cioè prenderla su di noi per essere trasformati e redenti da essa.  Gesù non ha percorso il calvario per restare nella croce ma per assumerla totalmente e redimerla,  cioè andare oltre per approdare alla gioia luminosa della risurrezione. Così anche noi possiamo  intravedere nelle croci nostre personali una possibilità di andare oltre, se prima saremo stati capaci  di guardare la croce a volto scoperto e di assumerla in noi.  
Come vivere allora queste parole di vangelo?  
Di fronte alle fatiche che la vita ci presenta davanti, non scoraggiamoci ma consideriamo che quelle  sono una strada in cui Dio ci fa camminare perché possiamo giungere ad una risurrezione nuova,  anche quando le croci sono pesanti e non sappiamo come fare a portarle. Come Gesù ci è riuscito  così Egli rende capaci pure noi di trasformare le croci e le sofferenze che incontriamo in qualcosa di  nuovo e di bello!             


 
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