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don Alberto R. Omelia - 01.01.2017 - LA PORTA DI LUCE

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don Alberto R. Omelia - 01.01.2017




"custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.."

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino,  adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.  Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva  tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.  
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto,  com'era stato detto loro.  
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti perla circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come  era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo.  (Lc 2,16-21)    

   
In prossimità del Natale molte persone nelle proprie dimore hanno costruito un presepe: semplice o  particolareggiato esso genera nelle nostre case un'atmosfera particolare perché ci rimanda  continuamente ai tesori umani e divini che ruotano attorno alla Natività di Gesù.  
Sono tesori inesauribili che possiamo scoprire attraverso la semplicità dei personaggi coinvolti:  Maria, Giuseppe, il Bambin Gesù, i pastori; l'evangelista Luca narra che la scoperta della grotta  diventa la fonte di un'esperienza di annuncio: i pastori riferiscono ciò che hanno udito dagli angeli e  quello che i loro occhi hanno visto. E' un'esperienza singolare per cui non servono interpretazioni o  spiegazioni, basta dire ciò che è avvenuto perché questo è sufficiente a far comprendere che la grazia  di Dio è in atto, che Lui sta agendo nella storia.  
Così anche noi ricaviamo dal Vangelo di questa domenica un insegnamento a farci annunciatori di  quello che nella vita abbiamo visto e udito. C’è stato uno o più momenti in cui l'annuncio di Dio lo  abbiamo ricevuto in modo chiaro pure noi: da un amico, da un sacerdote, da una persona a noi cara,  forse anche recentemente abbiamo sentito vibrare dentro noi la sua presenza, e allora corriamo a  portare agli altri questa gioia, è la gioia che tanti stanno aspettando, tanti non sanno che c'è un Dio  che si fa vicino a||'uomo, che si fa per sempre uno di noi, uno con cui posso parlare, confidarmi,  affidarmi.  
Per essere annunciatori autentici come i pastori oggi possiamo guardare all'esempio di Maria; il  Vangelo ci dice che ella custodiva le cose che viveva nel suo cuore. Non si tratta dell'atteggiamento di  chi si tiene le cose per sé per non rendere partecipi gli altri, ma è la custodia del cuore che richiede  ogni esperienza di Dio; custodire nel nostro cuore quello che Dio ci mostra, i nostri incontri con lui, i  tesori della sua parola, significa far vivere queste esperienze, lasciando che penetrino non solo la  nostra interiorità ma anche le nostre azioni. Allora diventiamo dei veri e propri i vangeli viventi non  perché ce ne andiamo a predicare in giro, ma perché la nostra vita diventa irradiazione di un amore  che arriva sempre in abbondanza.     
Maria ha agito così, nutrendosi dello stupore di ciò che accadeva attorno a lei e a suo figlio,  conservando la grandezza di ciò che vedeva e vivendo con umiltà e decisione la sua vocazione di  donna e di madre. In questo modo ella si è mantenuta fedele fino alla fine e ci insegna che la fedeltà  a Dio e ai fratelli va sempre rinnovata, sempre scelta, sempre conquistata, anche con il dolore, quel  dolore che il cuore di Maria ha conosciuto bene.  Ci aiuti Dio a cominciare questo  anno nuovo con questa gioia,  essere discepoli suoi alla scuola  di Maria.  

Don Alberto                             

 
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