var _gaq = _gaq || []; _gaq.push(['_setAccount', 'UA-33489517-1']); _gaq.push(['_trackPageview']); (function() { var ga = document.createElement('script'); ga.type = 'text/javascript'; ga.async = true; ga.src = ('https:' == document.location.protocol ? 'https://ssl' : 'http://www') + '.google-analytics.com/ga.js'; var s = document.getElementsByTagName('script')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s); })(); >

Con la predicazione di Stefano avviene un radicale cambiamento - LA PORTA DI LUCE

Vai ai contenuti

Menu principale:

Con la predicazione di Stefano avviene un radicale cambiamento


Con Stefano fu tutto diverso; egli non predicava semplicemente il compimento delle Scritture con la venuta di Gesù Messia. Andava radicalmente a fondo, annunciando la fine del Tempio e della Legge. Ellenista, e quindi estraneo alla tradizione schiettamente giudaica, Stefano non aveva riguardi per nulla, battendosi nelle sinagoghe con un vigore <<al quale nessuno resisteva>>. Processato dal Sinedrio, pronunciò un discorso violentissimo, che gli procurò la condanna a morte, seguita immediatamente dalla lapidazione. Non c'è però traccia di conferma della sentenza da parte dell’autorità romana, com’era richiesto: secondo alcuni studiosi, ciò significa che Stefano è stato ucciso nell’anno 36, dopo la destituzione del procuratore Pilato e prima che s'insediasse il successore Marcello.
Negli Atti, Luca sottolinea che la visione radicalmente nuova prospettata dal diacono martire, la "demolizione" del Tempio come centro spirituale di gravità, era opera di Gesù: <<Era lo Spirito che faceva parlare Stefano>>. E rafforza ancora il concetto ricalcando il suo supplizio su quello del Calvario e attribuendogli frasi che riecheggiano la Crocifissione: <<Signore Gesù, accogli il mio spirito>>; <<Signore, non imputare loro questo peccato>>.
Ucciso Stefano, il Sinedrio iniziò una persecuzione violenta, ma parziale: i Dodici e i giudeo-cristiani furono lasciati in pace, e si diede addosso agli ellenisti, più vicini a Stefano. Tra gli epuratori andava scatenandosi un giovane fariseo intransigente, Saulo di Tarso: <<Entrando nelle case>>, dicono gli Atti, <<prendeva uomini e donne e li faceva mettere in prigione». La persecuzione contribuì a proiettare la chiesa fuori dall’ambiente giudaico. Certi lenisti fuggitivi cominciarono a predicare in Samaria e altri fecero la stessa cosa ad Antiochia. Ma con una novità, qui: mentre molti di essi <<riservavano l’annuncio della Parola soltanto agli ebrei>>, altri invece predicavano anche ai "greci", cioè ai pagani. Insomma, sviluppavano i principi di Stefano, dando al messaggio di Gesù la sua dimensione naturale di "buona novella per tutti.
Antiochia si chiama oggi Antakya, città  turca con meno di quarantamila abitanti. Allora ne aveva quasi mezzo milione ed era la terza città dell’impero, capoluogo della provincia di Siria, ponte commerciale tra Oriente e Occidente. Lì ad Antiochia accaddero molte cose per la prima volta. Nacque la prima importante Chiesa fuori di Palestina. Durante la crisi agricola che rischiò di affamare l’impero al tempo di Claudio, la Chiesa di Antiochia mandò soccorsi a quella di Gerusalemme, e fu il primo esempio di aiuto fraterno tra comunità. Sempre ad Antiochia, i seguaci di Gesù furono chiamati per la prima volta òi christianòi, i cristiani. Il nome, curiosamente formato da una radice greca e da una desinenza latina, cancellava ogni distinzione di provenienza: tutti “cristiani". Ma, soprattutto, fu ad Antiochia che per la prima volta si vide una Chiesa formata non soltanto da giudeo-cristiani e da ellenisti, bensì anche da ex pagani, cioè da gente non circoncisa, gente arrivata a Gesù senza passare per Mosè. A capo della comunità antiochena i Dodici posero Barnaba, un ellenista di Cipro; e questi chiamò a lavorarvi anche Saulo di Tarso, il persecutore dei cristiani di Gerusalemme, “ghermito" da Dio — come egli disse — mentre andava a fare l’epurazione a Damasco. Proprio da Antiochia, nell’anno 45, Saulo - diventato Paolo — avrebbe iniziato i viaggi missionari.
Ad Antiochia, con quella chiesa "diversa", scoppiò la questione: vale ancora la Legge mosaica? Un pagano convertito a Gesù deve prima farsi l’anticamera giudaica ricevendo la circoncisione, e deve poi rispettare i vecchi precetti sui cibi e su tutto il resto, oppure no? Ancora: se questi obblighi non valgono per gli ex pagani, i giudeo- cristiani sono sempre tenuti a osservarli?
Nel ventesimo secolo, questi problemi sembrano superati, ma non é cosi. L’a1ternativa si ripresenta per molti convertiti d’oggi, specialmente quando si tratta di un popolo intero, oppure nel caso di persone singole inserite in un certo mondo. Allora e oggi, stesso problema: la fede cristiana deve sconvolgere tutta una cultura, deve scardinare i fedeli dal loro popolo? Ecco saltar fuori il problema della lingua, della impostazione di certi riti e di certe manifestazioni estreme della fede, del modo di costruire le chiese, degli abiti, dei canti... Il problema è sempre quello: a cristiani di differente provenienza si possono imporre d’autorità le tradizioni altrui, per quanto rispettabili?  



 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu