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Chi è il sacerdote? - LA PORTA DI LUCE

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Chi è il sacerdote?


Il testo di questa pagina è tratto da http://www.fatima.org/



Chi è che ci prepara l’Eucaristia e ci dona Gesù? È il Sacerdote. Se non ci fosse il Sacerdote, non esisterebbero né il Sacrificio della Messa, né la S. Comunione, né la Presenza Reale di Gesù nei Tabernacoli.
E chi è il Sacerdote? È l’“Uomo di Dio” (2 Tim. 3, 17). Difatti, è solo Dio che lo sceglie e lo chiama da mezzo agli uomini, con una vocazione specialissima (“Nessuno assume da sé questo onore, ma solo chi è chiamato da Dio”: Ebr. 5, 4), lo separa da tutti gli altri (“segregato per il Vangelo”: Rom. 1, 1), lo segna con un carattere sacro che durerà eternamente (“Sacerdote in eterno”: Ebr. 5, 6) e lo investe dei divini poteri del Sacerdozio ministeriale perché sia consacrato esclusivamente alle cose di Dio: il Sacerdote “scelto fra gli uomini è costítuito a pro’ degli uomini in tutte le cose di Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati” (Ebr. 5, 1-2).
Con la Sacra Ordinazione il Sacerdote viene consacrato nell’anima e nel corpo. Diviene un essere tutto sacro, configurato a Gesù Sacerdote. Per questo il Sacerdote è il vero prolungamento di Gesù; partecipa della stessa vocazione e missione di Gesù; impersona Gesù negli atti più importanti della redenzione universale (culto divino ed evangelizzazione); è chiamato a riprodurre nella sua vita l’intera vita di Gesù: vita verginale, povera, crocifissa. È per questa conformità a Gesù che egli è “ministro di Cristo fra le genti” (Rom. 15, 16), guida e maestro delle anime (Matt. 28, 20).
S. Gregorio Nisseno scrive: “Colui che ieri era confuso col popolo, diventa suo maestro, suo superiore, dottore delle cose sante e capo dei sacri misteri”. Ciò avviene ad opera dello Spirito Santo, poiché “non è un uomo, non un angelo, non un arcangelo, non una potenza creata, ma lo Spirito Santo quegli che investe del Sacerdozio” (S. Giovanni Crisostomo). Lo Spirito Santo configura l’anima del Sacerdote a Gesù, impersona Gesù in lui, di modo che “il Sacerdote all’altare opera nella stessa Persona di Gesù” (S. Cipriano), ed “è padrone di tutto Dio” (S. Giovanni Crisostomo). Non ci sarà da meravigliarsi, allora, se la dignità del Sacerdote viene considerata “celestiale” (S. Cassiano), “divina” (S. Dionisio), “infinita” (S. Efrem), “venerata con amore dagli stessi Angeli” (S. Gregorio Nazianzeno), tanto che “quando il Sacerdote celebra il Sacrificio Divino, gli Angeli stanno vicini a lui, e in coro intonano un cantico di lode in onore di colui che si immola” (S. Giovanni Crisostomo). E ciò avviene ad ogni S. Messa!
Sappiamo che S. Francesco d’Assisi non volle diventare Sacerdote perché si riteneva troppo indegno di così eccelsa vocazione. Venerava i Sacerdoti con tale devozione da considerarli suoi “Signori”, poiché in essi vedeva solamente “il Figlio di Dio”; e il suo amore alla Eucaristia si fondeva con l’amore al Sacerdote, il quale consacra e amministra il Corpo e Sangue di Gesù. In particolare, venerava le mani dei Sacerdoti, che egli baciava sempre in ginocchio con grande devozione; e anzi baciava anche i piedi e le stesse orme dove era passato un Sacerdote.
La venerazione per le mani consacrate del Sacerdote, baciate con riverenza dai fedeli, è da sempre nella Chiesa. Basti pensare che durante le persecuzioni, nei primi secoli, un oltraggio particolare ai Vescovi e ai Sacerdoti consisteva nell’amputare loro le mani, perché non potessero più né consacrare né benedire. I cristiani raccoglievano quelle mani e le conservavano come reliquie fra gli aromi. Anche il bacio delle mani del Sacerdote è una espressione delicata di fede e di amore a Gesù che il Sacerdote impersona. Più si ha fede e amore, più si è spinti a prostrarsi dinanzi al Sacerdote e a baciare quelle mani “sante e venerabili” (Canone Romano) fra cui Gesù si fa amorosamente presente ogni giorno. “O veneranda dignità del Sacerdote - esclama S. Agostino - nelle cui mani il Figlio di Dio si incarna come nel seno della Vergine!”. E il S. Curato d’Ars diceva: “Si dà un gran valore agli oggetti che sono stati deposti, a Loreto, nella scodella della Vergine Santa e del Bambino Gesù. Ma le dita del Sacerdote, che hanno toccato la Carne adorabile di Gesù Cristo, che si sono affondate nel calice, dove è stato il suo Sangue, nella pisside dove è stato il suo Corpo, non sono forse più preziose?”. Forse non ci abbiamo mai pensato, ma è così. E gli esempi dei Santi lo confermano.
La venerabile Caterina Vannini vedeva in estasi gli Angeli che durante la Messa circondavano le mani del Sacerdote e le sostenevano al momento dell’elevazione dell’Ostia e del Calice. Possiamo immaginare con quale rispetto e affetto la venerabile baciava quelle mani?
Santa Edwige, regina, ogni mattina assisteva a tutte le SS. Messe che si celebravano nella Cappella di Corte, mostrandosi molto grata e riverente verso i Sacerdoti che avevano celebrato: li invitava dentro, baciava loro le mani con somma devozione, li faceva nutrire, trattandoli con tutti gli onori più distinti. La si udiva esclamare commossa: “Benedetto chi ha fatto discendere Gesù dal cielo e lo ha dato a me”.
S. Pasquale Baylon era il portinaio del Convento. Ogni volta che arrivava un Sacerdote, il santo fraticello si inginocchiava e gli baciava riverentemente tutte e due le mani. Di lui, come di S. Francesco, si disse che “era devoto delle mani consacrate dei Sacerdoti”. Egli le riteneva capaci di tener lontani i mali e di ricolmare di beni chi le toccava con venerazione, perché sono le mani di cui si serve Gesù.
E non era forse edificante vedere come P. Pio da Pietrelcina cercava di baciare con amore le mani di qualche sacerdote, magari afferrandole a sorpresa? E che dire dell’altro servo di Dio, Don Dolindo Ruotolo, il quale non ammetteva che un Sacerdote potesse negargli “la carità” di fargli baciare le mani?
Del resto, sappiamo che questo atto di venerazione spesso è stato premiato da Dio con veri miracoli. Nella vita di S. Ambrogio, si legge che un giorno, appena celebrata la S. Messa, il Santo fu avvicinato da una donna paralitica che volle baciargli le mani. La poveretta riponeva grande fede in quelle mani che avevano consacrato l’Eucaristia: e fu guarita all’istante. Lo stesso, a Benevento, una donna paralitica da quindici anni, chiese al Papa Leone IX di poter bere l’acqua da lui adoperata durante la S. Messa per l’abluzione delle dita. Il Santo Papa accontentò l’inferma in questa richiesta umile come quella della Cananea che chiese a Gesù “le briciole che cadono dalla mensa dei padroni” (Matt. 15, 27). E fu subito guarita anch’essa.
La fede dei Santi era davvero gigante e operante! Vivevano di fede (Rom. 1, 17) e operavano per fede con un amore che non ammetteva limiti quando si trattava di Gesù. E il Sacerdote per essi era né più né meno che Gesù. “Nei Sacerdoti vedo il Figlio di Dio”, diceva S. Francesco d’Assisi. “Ogni volta che vedete un Sacerdote - predicava il S. Curato d’Ars - pensate a Gesù”. S. Maria Maddalena de’ Pazzi, infatti, parlando di qualche Sacerdote soleva dire: “questo Gesù”. Ed è per questo che S. Caterina da Siena e S. Teresa di Gesù baciavano la terra dove era passato un Sacerdote. Ancor più, S. Veronica Giuliani, un giorno, visto il Sacerdote salire la scala del monastero per portare la S. Comunione alle ammalate, si inginocchiò in fondo alla scalinata e salì quei gradini in ginocchio, baciandoli uno ad uno e bagnandoli di lagrime d’amore. Quando si ama!
“Se io incontrassi - diceva il S. Curato d’Ars - un Sacerdote e un Angelo, saluterei prima il Sacerdote, poi l’Angelo... Se non ci fosse il Sacerdote, a nulla gioverebbe la Passione e la Morte di Gesù... A che servirebbe uno scrigno ricolmo d’oro, quando non vi fosse chi lo apre? Il Sacerdote ha la chiave dei tesori celesti...”. Chi fa discendere Gesù nelle candide ostie? Chi mette Gesù nei nostri Tabernacoli? Chi dona Gesù alle nostre anime? Chi purifica i nostri cuori per poter ricevere Gesù?... Il Sacerdote, solo il Sacerdote. Egli è il “ministro del Tabernacolo” (Ebr. 13, 10), è il “ministro della riconciliazione” (2 Cor. 5, 18), è il “ministro di Gesù per i fratelli” (Col. 1, 7), è il “dispensatore dei misteri divini” (1 Cor. 4, 1). E quanti episodi non si potrebbero narrare di Sacerdoti eroici nel sacrificare se stessi per donare Gesù ai fratelli? Ne riferiamo uno solo fra i tanti.
Alcuni anni fa, in una parrocchia bretone stava per morire il vecchio curato. Insieme a lui, era in fin di vita anche uno dei suoi parrocchiani, tra i più lontani da Dio e dalla Chiesa. Il povero Parroco era desolato perché impossibilitato a muoversi, e mandò a lui il viceparroco avvertendolo di ricordare al moribondo che una volta aveva promesso di non morire senza i Santi Sacramenti. “Ma io lo promisi al Parroco, e non a voi”, si scusò il malato. Il vice-parroco dovette andarsene, e riferì la risposta al Parroco. Questi non si tirò indietro, pur sapendo di avere solo poche ore di vita. Pregò e ottenne di essere portato a casa del peccatore. Vi arrivò; riuscì a confessare e a dare Gesù al moribondo; poi gli disse: “Arrivederci in Paradiso!”. Su una lettiga il coraggioso Parroco fu riportato in canonica. Arrivati, si sollevò la coperta, ma il parroco non si muoveva più: era spirato.
Veneriamo il Sacerdote e siamogli grati perché ci dona Gesù; ma soprattutto preghiamo per la sua altissima missione, che è la missione stessa di Gesù: “Come il Padre ha mandato Me, così io mando voi” (Giov. 20, 21). Missione divina che fa girar la testa e impazzir di amore, a rifletterci fino in fondo. Il Sacerdote “è assimilato al Figlio di Dio” (Ebr. 7, 3), e il Santo Curato d’Ars diceva che “solo in cielo misurerà tutta la sua grandezza. Se già sulla terra lo intendesse, morrebbe non di spavento, ma di amore... Dopo Dio, il Sacerdote è tutto”.
Ma questa sublimità di grandezza comporta responsabilità enormi che pesano sulla povera umanità del Sacerdote; umanità in tutto identica a quella di ogni altro uomo. “Il Sacerdote - diceva S. Bernardo - per natura è come tutti gli altri uomini, per dignità è superiore a qualsiasi altro uomo della terra, per condotta deve essere emulo degli Angeli”.
Vocazione divina, missione sublime, vita angelica, dignità eccelsa, pesi sterminati... in povera carne umana! Diceva bene il Servo di Dio Don Edoardo Poppe, sacerdote mirabile: “Il Sacerdozio è Croce e Martirio”.
Si pensi al peso delle responsabilità per la salvezza delle anime affidate al Sacerdote. Egli ha da preoccuparsi di portare alla fede gli increduli, di convertire i peccatori, di infervorare i tiepidi, di sospingere sempre più in alto i buoni, di far camminare sulle vette i santi. Ma come può fare tutto ciò se non è davvero “uno” con Gesù? Per questo Padre Pio da Pietrelcina diceva: “Il Sacerdote o è un santo o è un demonio”. O santifica o rovina. Ma quale disastro incalcolabile non provoca il Sacerdote che profana la sua vocazione con un indegno comportamento o addirittura la calpesta rinnegando il suo stato di consacrato ed eletto del Signore (Giov. 15, 16)?
Il S. Curato d’Ars, è scritto nei Processi canonici, versava lagrime abbondantissime “pensando alla disgrazia dei sacerdoti che non corrispondono alla santità della loro vocazione”. E P. Pio da Pietrelcina ha descritto visioni angosciose sulle sofferenze spaventose di Gesù per colpa di sacerdoti indegni e infedeli.
Si sa che S. Teresina, l’angelica carmelitana, fece la sua ultima Comunione, prima di morire, per questa sublime intenzione: ottenere il ritorno di un Sacerdote traviato che aveva rinnegato la sua vocazione. E si sa che questo sacerdote morì pentito, invocando Gesù.
Sappiamo che non sono rare le anime, specialmente verginali, che si sono offerte vittime per i Sacerdoti. Sono anime predilette da Gesù in modo assolutamente singolare. Ma preghiamo anche noi, e offriamo anche noi sacrifici per i Sacerdoti, per quelli in pericolo e per quelli più saldi, per quelli traviati e per quelli già avanti nella perfezione.
E in particolare, ogni volta che vediamo un Sacerdote all’altare, preghiamo anche noi la Madonna con le parole del venerabile Carlo Giacinto: “O cara Madonna, presta il tuo Cuore a quel Sacerdote, affinché possa degnamente celebrare”. Meglio ancora, anzi, preghiamo perché ogni Sacerdote possa imitare S. Gaetano, il quale si preparava alla celebrazione della S. Messa unendosi così intimamente a Maria SS., che di lui si diceva: “celebra la Messa come se fosse Lei”. E difatti, come la Madonna accolse Gesù fra le sue mani a Betlem, così il Sacerdote riceve Gesù fra le sue mani nella S. Messa. Come la Madonna offrì Gesù Vittima sul Calvario, così il Sacerdote offre l’Agnello immolato sull’altare. Come la Madonna ha donato Gesù all’umanità, così il Sacerdote ci dona Gesù con la S. Comunione. Dice bene, quindi, S. Bonaventura: ogni sacerdote all’altare dovrebbe essere interamente identificato alla Madonna, perché “come per mezzo di Lei ci è stato dato questo Santissimo Corpo, così per le sue mani si deve offrire”. E S. Francesco d’Assisi diceva che la Madonna rappresenta per tutti i Sacerdoti lo specchio della loro santità, data la stretta vicinanza che c’è fra l’incarnazione del Verbo nel seno di Maria e la consacrazione eucaristica fra le mani del Sacerdote.


 
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