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CAMILLO - LA PORTA DI LUCE

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CAMILLO


Viveva sulle colline a ridosso del mare un uomo che non sapeva cosa era la vita al di fuori di come lui stesso la consumava. Era molto fragile di salute, ma in quel paesello dove tutto si svolgeva con amore vedeva consumare la sua vita nella volontà di Dio.
Capiva certamente che fuori dal suo modo di vivere vi erano altri che passavano la vita in modo frenetico, senza amore verso Dio, ma, nella bontà pregava che il Signore potesse fargli vedere tutto ciò che sbagliavano. Questo piccolo e gracile uomo si chiamava "Camillo", e nella sua casetta rimaneva sempre in preghiera. Il suo lavoro era coltivare un piccolo fazzoletto di terra, che bastava solo a lui, ma in cui nella bontà del Signore, riusciva a far crescere tutto ciò che voleva e addirittura gli rimaneva del cibo da offrire a chi ne aveva bisogno, Camillo mangiava una volta al giorno, mentre tutte le altre ore rimaneva in profonda preghiera per salvare le anime che erano preda del male. Non si limitava a pregare, ma si costringeva ad infliggersi delle sofferenze purché Dio gli facesse capire che il suo operato, serviva.
Un bel mattino, si sentì chiamare; aprì la piccola finestra e si affacciò per vedere: vide un uomo dolorante a cavallo della sua mula che chiedeva aiuto. Camillo uscì subito e corse verso il piccolo e stretto sentiero che conduceva alla sua casa. Vide l’uomo che aveva una ferita al costato e sanguinava con le mani si stringeva la ferita che grondava sangue; Camillo lo prese e dopo avergli dato da bere gli disse di distendersi sul suo modesto letto; l’uomo si alzò e, barcollando, si portò vicino al letto, non poteva dire più una parola per l’intenso dolore che la ferita gli procurava.
Camillo dopo averlo disteso, corso a prendere dell’acqua tiepida e un unguento che lui stesso aveva preparato. Appena fu davanti all’uomo si accorse che si era addormentato: stupito" Come ha potuto nonostante il dolore prendere sonno" spostò le mani che l’uomo aveva tenuto sulla ferita e lo guardò. Aveva una profonda lacerazione nel costato, e Camillo si domandò come avesse potuto procurarsela Camillo cominciò a medicare la ferita purulenta in profondità e ad ogni movimento, guardava il viso dell’uomo; egli continuava a dormire come non sentisse nessun dolore.
Camillo nel pulire la ferita si accorse che oltre il sangue da esso si liberava un debole filo d’acqua; si fermò di scatto sorpreso e con meraviglia vide che il sangue si faceva sempre meno copioso lasciando il posto all’acqua. Continuava a guardare sempre più stupito, finché osservò, che sangue ed acqua uscivano in parti uguali. Egli non credeva ai suoi occhi, ma pensò che dovesse continuare la medicazione su quell’uomo che continuare a dormire, si allontanò dall’uomo, e andò avanti al crocifisso per chiedere aiuto a Dio, nel frattempo fuori, il giorno stava scendendo e lui, sempre più preoccupato, pregava. Terminata la sua richiesta davanti a Dio, ritornò dall’uomo: era ancora lì disteso sul letto che dormiva, con la ferità che aveva diminuito i fiotti di sangue e acqua, mentre si domandava perché l’uomo non si svegliasse.
Camillo sentì la porta dell’uscio aprirsi; corse a vedere chi era: di fronte a lui c’era un angelo di Dio in tutta la sua meravigliosa luce. Camillo s’inginocchiò all’istante, l’angelo gli disse di rialzarsi e di ascoltare le sue parole.

"Camillo figlio di Dio, io sono qui per volontà del Padre del cielo e ti dico; non preoccuparti dell’uomo che hai in camera, egli sta bene, le tue cure gli hanno alleviato il dolore, egli ha bisogno di tante cure per guarire, tu hai fatto tutto il possibile. Vai Camillo in camera e guarda l’uomo da te soccorso, vai! Che il cielo te ne darà merito.

L’angelo sparì in quella luce da dove era arrivato, Camillo si portò subito verso la camera, anche se si sentiva confuso, una scena meravigliosa si presentò ai suoi occhi; i rigagnoli di sangue e acqua, che uscivano dalla ferita del costato di quell’uomo che fino a poco prima era disteso sul letto, proiettavano in mezzo alla stanza "la croce", e con essa il corpo di Gesù, chiamando a se Camillo.
Camillo si portò le mani al volto coprendosi gli occhi, e si sentì chiamare:

"Guardami Camillo, figlio del Signore, fratello mio, guarda le mie piaghe; ora tu hai alleviato il mio dolore nel costato che Longino mi perforò; ma ancora le altre quattro piaghe piangono sangue e chiedono aiuto, per potersi rimarginare: tutte le mie piaghe hanno bisogno di preghiere, per poterlo fare. Camillo, tu hai accudito l’uomo senza titubare perché la tua bontà ti spinge a farlo, prega per il mondo che possa sempre di più alleviare le mie sofferenze. Ricorda, non c’è preghiera più grande che alleviare il dolore delle mie piaghe. Ora tu sai cosa veramente ti aspetta da ora in avanti, fatti promotore nel dare sollievo al mio cuore".

La croce sparì in un grande bagliore di luce; l’uomo sul letto riaprì gli occhi, sorrise e si trasformò in una colomba e volò via dentro la luce seguendo la croce.
A Camillo, in ricordo di questo avvenimento, rimase il lenzuolo macchiato di sangue, e per tutta la sua lunghezza, la figura d’uomo che lui soccorse in forma di croce. Camillo uscì di casa, proclamò la sua piccola casa benedetta dal Signore, e da quel momento i dolori che si infliggeva non erano nulla in confronto a ciò che il Signore gli aveva fatto vedere. La vita lo portò sempre di più ad amare il Signore ma ancora di più capire che la sofferenza vera per Gesù non erano le piaghe, ma i tanti peccati del mondo che alimentano il suo dolore.


 
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