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4 Novembre - LA PORTA DI LUCE

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4 Novembre


TUTTO FINISCE?


Che questa vita avvenire esiste, ce lo dice anche la credenza universale dei popoli, e le più alte intelligenze che siano apparse sulla terra. Così la Sacra Scrittura ci fa sapere che gli antichi Ebrei credevano in una vita avvenire. Mosé, infatti, proibì al suo popolo di interrogare i morti; il che prova che il popolo ebraico credeva nella sopravvivenza dell’anima.

Molti altri popoli ammettevano una vita avvenire. Gli antichi Egiziani ritenevano che Dio, dopo la morte, giudica le anime, mandando le buone nella eterna dimora, dei cieli, e abbandonando le cattive in balia dei mostri infernali.

I  Caldei credevano che le anime, separandosi dai corpi, passassero in altri corpi per purificarsi. Anche i Greci e i Romani credevano in una vita avvenire, come lo dimostra il loro culto alle tombe e i loro poeti i quali nelle loro opere ci parlano dei Campi Elisi del Tartaro, in cui andavano le anime dopo essersi separate dal corpo.  

Le più alte intelligenze hanno creduto in una vita futura. Socrate prima di morire, discorreva della immortalità dell’anima. Platone, nel suo libro, intitolato il Fedone, tratta dallo stesso argomento. Aristotele e Cicerone scrissero un trattato sull’immortalità dell’anima come pure Sant’Agostino, San Tommaso e altri Padri e Dottori della Chiesa.
Esiste una vita aldilà della tomba. Ce la detto Gesù: e tutte le sottigliezze della metafisica non ci faranno dubitare neppure un istante di questa verità. E ciascuno di noi ben può gridare col poeta latino Orazio <<non omnis moriar, tutto non morirò>>.

ESEMPIO: Apparizione di un morto.
Il Padre Lacordaire, uno dei più grandi oratori della Francia, nella introduzione alle sue conferenze sulla immortalità dell’anima, racconta questo fatto.
Un celebre principe polacco, incredulo, ma così dotto che lo chiamavano il Salomone della Polonia, stava scrivendo un libro contro l’immortalità dell’anima.
Un giorno, mentre passeggiava nel suo giardino, gli si avvicina una povera donna la quale, pallida e mesta, gli chiede un’elemosina per far celebrare una Messa in suffragio di suo marito defunto.
Il principe, benché persuaso che la donna fosse in errore, prende una moneta e gliela dà. La donna subito si reca a una chiesa vicina, e fa celebrare la Messa.
Passano cinque giorni. È notte. Il principe, seduto a tavolino, sta ritoccando il suo manoscritto. A un certo punto alza gli occhi, e, con grande stupore, vede avanti a sé un uomo vestito alla maniera dei contadini del suo paese; il quale dolcemente gli dice: <<Principe, io sono il marito di quella donna, che pochi giorni fa è venuta a chiedervi l’elemosina per far celebrare una Messa in mio suffragio. Vengo dal Purgatorio per ringraziarvi della carità fatta a mia moglie e a me, e ricambiarvela con queste parole: L’anima non muore!>>.
Così dicendo, sparisce. Il principe resta come fuor di sé; poi, riavutosi, getta nel fuoco il manoscritto, e si converte alla nostra Religione.
(Lacordaire, Conferenze sulla immortalità dell’anima)

PREGHIERA: o Dio, si, Tu ci hai dato uno spirito immortale, un’anima che vivrà in eterno.
Sappiamo che le anime dei nostri estinti vivono al di là della tomba, fa’ che noi le abbiamo sempre presenti al nostro pensiero e non cessiamo mai di aiutarle con i nostri suffragi, perché possiamo al più presto volare a Te e inebriarsi di Te nell’eterna luce dei cieli.

SUFFRAGIO: Al tramonto recitiamo il De Profundis, e applichiamone le indulgenze alle anime dei nostri parenti defunti.


 
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