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3 Novembre - LA PORTA DI LUCE

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3 Novembre


PERCHÉ LA MORTE?



Al di sopra di tutti i mali, che soffriamo in questa valle di lacrime, vi è la morte. Che cosa è la morte? È la sovrana dominatrice dell'universo, la mietitrice delle vite umane, la livellatrice. Essa passa sulle generazioni, e abbatte piccoli e grandi, poveri e ricchi, dotti e ignoranti, re e pontefici. Ma, perche morire? Perche Dio si prende un padre di numerosa prole, un giovane di belle speranze, un tenero fanciullino, e non un vecchio cadente, o un uomo perverso e dannoso alla società? Perché  tronca all’improvviso la vita di un individuo, facendolo forse morire nel suo peccato?

Dio aveva creato l'uomo immortale. Nell'Eden, delizioso giardino della Mesopotamia, regione dell’Asia Minore e culla del genere umano, Egli aveva dato ad Adamo, oltre a tanti doni naturali e soprannaturali, il dono della immortalità. Ce lo attesta la Sacra Scrittura; la quale cosi dice: <<Dio creò l'uomo immortale». Ma Adamo peccò; e, per il suo peccato, entrò nel mondo la morte. La morte quindi è un castigo, inflitto ad Adamo in pena del suo peccato. Il Signore gli aveva detto: <<in quel giorno, in cui tu mangerai il frutto, morrai>>.

Ma, perche Dio ci tog1ie la vita? Se la vita è un bene, perché ce la toglie? Se è un male, perché  ce l'ha data? La vita e un bene; perché l’essere è sempre un bene. Ma Dio ce la toglie non solo per un castigo; non solo perché la morte è una necessità di natura; ma anche per darcene una migliore:  quella del Cielo; per farci passare dai patimenti di  questo esilio alle gioie della Patria celeste.   
Perciò i Santi, persuasi di questa verità, andavano incontro alla morte col sorriso sulle labbra e negli occhi; e la invocavano pensando che con essa andavano a ricevere in un’altra vita il premio delle loro virtù. San Francesco la salutava col nome di sorella. Prima di morire, cantava; perche, come disse a frate Elia, si avvicinava l’ora di andare al suo Dio.  

ESEMPIO: Non lacrime, ma suffragi:
Vi era una madre che aveva un unico figlio, il quale era tutto la sua gioia e tutto il suo amore. Un giorno questo amato figliuolo morì. Lo strazio della povera madre fu immenso! Giorno e notte l’infelicissima donna non faceva che piangere e sospirare. Ma, se versava amarissime lacrime, non pregava mai per il riposo eterno del suo defunto figliuolo. Ora avvenne che una notte lo vide in sogno, dietro una lunga processione di giovani che, belli e accesi di santo desiderio, si dirigevano verso una grande città. Chi erano essi?
Erano anime del Purgatorio, che andavano verso la Gerusalemme celeste. Il figliuol suo, che seguiva la processione, non era lieto come gli altri compagni, bensì mesto e pensoso, e con le vesti inzuppate di acqua. L’afflittissima madre si avvicinò al figlio, e gli chiese il motivo, per cui non prendeva parte alla gioia dei suoi compagni, e perché portava le vesti bagnate. Il figlio le rispose: <<mamma, il tuo pianto ritarda il cammino e bagna le mie vesti. Invece di piangere, aiutami coi suffragi; e io non soffrirò tanto in Purgatorio; e più presto me ne andrò in Cielo». La visione disparve; e d’allora quell’afflittissima madre, invece di piangere, con preghiere, con penitenze e con offerte di sante Messe pensò a suffragare l’anima del figlio suo defunto.
(Rossignoli, Le Meraviglie del Purgatorio, mer. 68)


PREGHIERA: O Dio, Re immortale e invisibile, chiamaci a Te, quando Tu vuoi, essendo Tu l’autore e il padrone della nostra vita. Ma chiamaci quando siamo in grazia; affinché possiamo venire a Te in Cielo. E ti raccomandiamo, o Dio, tutti coloro che si trovano in agonia, e che moriranno in questo giorno. Per il Sangue di Gesù salva dalla eterna rovina le anime dei moribondi

SUFFRAGIO: Recitiamo più volte al giorno la giaculatoria: <<Gesù, Giuseppe e Maria vi dono il cuore e l’anima mia>> e applichiamone le indulgenza all’Anima a noi più cara.  



 
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