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22 Novembre - LA PORTA DI LUCE

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22 Novembre


ESPIAZIONE DELLE COLPE

La mortificazione è un castigo volontario, che noi ci infliggiamo allo scopo di espiare le nostre colpe e quelle degli altri. Sì, anche quelle degli altri. E questi altri possono essere le anime del Purgatorio. Sì, la mortificazione giova ai defunti. Ce lo dice anche la Sacra Scrittura.
Lo su rivela dal costume degli antichi Ebrei, i quali per i defunti affrontavano delle penitenze. Così alla morte di Saul e dei suoi tre figli gli abitanti di Jabes digiunarono per sette giorni.
Ce lo dicono i padri della Chiesa, San Giovanni Crisostomo dice che dobbiamo soccorrere i defunti non con le lacrime, ma con le preghiere, con le elemosine e con penitenze.

Che la mortificazione giova ai defunti ce lo dicono i Santi con il loro esempio. San Nicola Tolentino, a suffragio delle anime del Purgatori, digiunava spesso a pane e acqua; si disciplinava e portava costantemente ai fianchi una cintura di ferro. Santa Cristina, a suffragio delle anime del Purgatorio, affrontava aspre penitenze.
Santa Margherita Alacoque spingeva a tal punto le sue penitenze, che la sua superiora si vedeva costretta a impedirglielo.

  La mortificazione è il prezzo di riscatto delle anime del Purgatorio; è quella virtù che placa la divina Giustizia, e ottiene misericordia alle benedette anime che soffrono.
Per la sua immensa efficacia noi affronteremo la mortificazione con piacere e con la certezza che quanto più faremo penitenza per i defunti, tanto più verremmo ad alleviare le loro pene e ad anticipare il loro ingresso nella Patria Celeste.

ESEMPIO: Le penitenze della Regina Guda.
Sancio, re di Castiglia, tradito da un suo amico, morì  avvelenato. La regina Guda, sua consorte, che lo amava teneramente, deposto il diadema reale, si chiuse in un monastero per servire Dio e per suffragare con maggior frutto l’anima del suo defunto martirio.
Giorno e notte elevava al Signore ferventi preghiere. Ma ciò che più faceva erano digiuni e altre penitenze. Il mercoledì, il venerdì e il sabato si cibava solo di pane a acqua. La notte spesso si alzava; si metteva in ginocchio davanti al Crocifisso; e poi con una fune si flagellava le carni. Percuotendosi diceva: <<Signore, tutto a suffragio del mio amato consorte!>>una notte questi le apparve e le disse: <<continua a far penitenza per il riposo dell’anima mia. I tuoi digiuni, le tue veglie, i sacrifici che fai per me, alleviano le pene del mio Purgatorio, e molto mi fanno avanzare verso la Patria beata>>.
La piissima consorte continuò a pregare e a far penitenza per il suo defunto marito. Dopo un serto tempo questi le apparve di nuovo e le disse: <<mia diletta consorte, grazie alla tue preghiere e penitenze, io lascio il Purgatorio e me ne vado a godere le delizie del Paradiso>>.
Preghiere e digiuni ci vogliono per suffragare le anime del Purgatorio.
(
Marchi, il mese di Novembre, pag. 184)    

PREGHIERA: O Gesù benedetto, che vivesti nelle più aspre penitenze, fa’ che pratichiamo la bella virtù della mortificazione cristiana! Noi la vogliamo affrontare con piacere, in isconto dei nostri peccati e a suffragio delle anime del Purgatorio.
Certo è dura la mortificazione; ma Tu ce la rendi dolce e amabile. Sì o Gesù benedetto, fa’ che noi amiamo la mortificazione, e così verremmo a placare la divina Giustizia, a mitigare le pene delle povere anime e ad anticipare il loro ingresso nella gloria del Cielo.

SUFFRAGIO: Stasera, prima di metterci a letto, recitiamo in ginocchio il De Profundis, in suffragio di quegl’infelici, che morirono senza il conforto dei sacramenti.






 
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