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13 Novembre - LA PORTA DI LUCE

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13 Novembre


SOLO SOFFERENZA?



Le anime del Purgatorio, perché sono certe di andare un giorno in Cielo, sono felici anche in mezzo alle loro sofferenze. Perciò il padre Faber, pensando che in Purgatorio si e sicuri di andare un giorno in Cielo, scrisse queste testuali parole; <<vorrei occupare uno degli ultimi posti, in quel soggiorno di sicurezza; anziché godermi tutti i piaceri incerti e fallaci di questo mondo>>. Ora i defunti vivono di amore: e questo amore li rende pienamente felici anche tra le pene che soffrono in Purgatorio. Nel giudizio particolare hanno veduto Dio, quest’Essere di infinita bellezza; e ne sono stati presi da un ardentissimo amore.

Ora, se i defunti cantano in Purgatorio, vuol dire che sono felici. Si, sono felici le anime del Purgatorio, anche in mezzo alle loro inaudite sofferenze. La loro gioia è cosi grande, dice Santa Caterina da Genova, da paragonarsi a quella dei celesti Comprensori. Sono pienamente felici, perché  sono ferramente certi di andare un giorno in Cielo perché soffrendo, vedono che si rimuove l'ostacolo, che li impedisce di andare a Dio; sono felici, perche vivono di amore. I defunti soffrono e gioiscono nello stesso tempo. E cosi il Purgatorio è una mescolanza di patimenti e di gioie, di felicità e di dolori. La gioia non impedisce il patire, il dolore non nuoce alla felicità. E gioie e dolori, armonizzandosi nella stessa anima, la fanno trovare in uno stato, che non ha alcun riscontro né in terra, né in Cielo.  

Ma noi, cui stanno a cuore le anime dei nostri cari estinti, coi nostri suffragi facciamo sì che la loro gioia sia piena, e non mescolata al dolore, pari a quella degli Angeli e dei Santi. Preghiamo per essi, affinché al più presto passino là, dove non si conosce il dolore, ma solo la gioia e ogni arcana delizia.  

ESEMPIO: <<Voglio tornarmene all’altro mondo>>.
Un fatto simile si legge nelle memorie di San Giovanni Bosco. Un giovanetto di quindici anni, di nome Carlo, i cui genitori avevano a Torino una trattoria a Valdocco, presso l’Oratorio salesiano, un giorno fu colpito da una grave malattia. L’infermo mandò a chiamare Don Bosco per confessarsi; e, poiché il Santo era fuori Torino, vi andò il suo vice parroco. Due giorni dopo il pio giovanetto morì col nome di Don Bosco sulle labbra. Il Santo, tornato a Torino, e saputo che il giovane Carlo il giorno innanzi era passato all’altra vita, si recò in fretta alla casa del defunto. Giuntovi, disse ai parenti del giovane: <<voi credete che Carletto sia morto? No: egli dorme>>. E, avvicinatosi alla salma, a mani giunte e con gli occhi levati al Cielo, fervorosamente pregò. Poi, in tono di comando disse: <<Carletto, alzati e parla». A queste parole il morto apri gli occhi; li fissò su Don Bosco; e, sorridendo, gli disse: <<padre, avete fatto bene a venire da me. Vi ringrazio tanto tanto>>. I parenti del defunto e tutti i presenti rimasero spaventati e stupiti per il prodigio. Poi San Giovanni Bosco domandò al giovane risuscitato: <<ora che sei tornato in questo mondo, vuoi rimanervi, o tornare nell’altro?». Carlo lasciò cadere il capo sul guanciale e, col sorriso sulle labbra, rispose: <<mi piace tornarmene all’altro mondo: la si é sicuri del Cielo». Cosi dicendo, si addormentò per sempre nel Signore.
Dalle Memorie di San Giovanni Bosco  

PREGHIERA: Dio grande e buono, che per la tua infinita sapienza sai portare il sorriso nel pianto e la gioia nel dolore, sì, le anime dei trapassati gustano gioie di paradiso in Purgatorio. Ma, in mezzo alle gioie, soffrono atrocissime pene. Tu che le ami tanto, fa’ che la loro gioia non sia frammista al dolore ma sia piena e perfetta. Chiamale presto a Te, affinché insieme agli Angeli e ai Santi possano inebriarsi di Te, e godere per sempre quelle gioie, che solo in Cielo si possono provare.   

SUFFRAGIO: Recitiamo più volte al giorno il "Dio sia benedetto" in suffragio di quelle Anime che sulla terra con la bestemmia amareggiarono il c

 
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